conversazione / cine-ascolto guidato
c/o Lupo
MEN IN BLACK
Keiji Haino, Takashi Mizutani e l’ultima tradizione rock underground del Sol Levante
di e con Federico Savini
e Marco “Borguez” Borghesi
Keiji Haino e Takashi Mizutani sono i capiscuola di una genia di rockkettari giapponesi nero-vestiti, scriteriatamente rumorosi e perentoriamente nichilisti che ancora inquinano le viscere di Tokyo. La scena musicale che fa loro capo da più di cinquant’anni non avanza per ciclici revival, ma si spande gradualmente come un lento contagio, come un culto esagitato e malsano.
Niente male per due spiantati strutturali come Haino e Mizutani, considerato che il primo non parla mai del secondo e il secondo non parla proprio.
Il senso di negatività detonato dalla loro musica e riverberato dalla loro immagine ha reso il rock psichedelico di Tokyo diverso da tutti gli altri: innervato di teatro sperimentale, affratellato al free-jazz più radicale, seguito da fricchettoni terminali ed esistenzialisti assordati, a sinistra del folk di protesta, persino contiguo a movimenti terroristici degli anni ’70, non a caso si è integrato perfettamente con il punk e l’underground degli anni ’80 e ’90, quando questa tradizione sommersa e l’epica della disgrazia che porta con sé sono state rivelate all’Occidente. Facendo così emergere un vero e proprio reliquiario del rumore, che oggi rischia di restare senza eredi.
Raccontare la storia dell’ultima, e più cocciuta, fra le tradizioni rock underground del Novecento è un modo per cercare di capire quello che il mondo digitale ci sta negando. E quello che sta rubando al nostro immaginario e al nostro bisogno di mistero.
Il compositore e performer giapponese Keiji Haino, poeta del rumore, ha appena ottenuto il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Musica 2026 per il suo contributo pionieristico ai linguaggi dell’improvvisazione e della sperimentazione contemporanea.
Ingresso libero




