c/o Lupo di Lido di Savio
-Bob Ostertag – Phil Minton – Audrey Chen
-Mopcut
Anteprima XXXVII stagione di Area Sismica
Al Lupo arriva una sontuosa anteprima della XXXVII stagione di Area Sismica (che partirà il 18 ottobre), ossia il doppio concerto di Bob Ostertag, Phil Minton e Audrey Chen, e dei Mopcut. Compositore, improvvisatore, sperimentatore elettronico, scrittore e attivista, l’americano Ostertag ha costruito una carriera nella quale il suono non è mai soltanto una questione estetica, ma spesso diventa uno strumento per raccontare la realtà e metterla in discussione. Classe 1940, Minton è cantante, improvvisatore, compositore e sperimentatore, che nel corso di una carriera lunga oltre mezzo secolo ha trasformato la voce in qualcosa che va ben oltre il semplice canto: un corpo sonoro capace di produrre rumori, grida, sussurri, sibili, gorgoglii e improvvise esplosioni vocali. Trait d’union tra i due concerti, la vocalist e violoncellista Audrey Chen, che oltre a essere la special guest del duo Ostertag-Minton sarà la voce dei Mopcut, progetto che la unisce a Lukas König (batteria, elettroniche) e Julien Desprez (chitarra elettrica).
Bob Ostertag – Phil Minton – Audrey Chen
Bob Ostertag – elettroniche, laptop
Phil Minton – voce, tromba
Audrey Chen – voce
Bob Ostertag è una di quelle figure che rendono quasi impossibile tracciare un confine tra musica, tecnologia e politica. Compositore, improvvisatore, sperimentatore elettronico, scrittore e attivista, l’americano ha costruito una carriera nella quale il suono non è mai soltanto una questione estetica, ma spesso diventa uno strumento per raccontare la realtà e metterla in discussione. Nato ad Albuquerque, nel New Mexico, nel 1957, Ostertag studia al conservatorio di Oberlin, dove si avvicina ai sintetizzatori modulari e alla musica elettronica. Nel 1978 accompagna Anthony Braxton in Europa, suonando un sintetizzatore analogico modulare privo di tastiera: una scelta già indicativa della sua idea di musicista, più interessato a esplorare le possibilità di una macchina che a utilizzarla secondo le modalità convenzionali. Poco dopo si trasferisce a New York, entrando nel fermento della scena “downtown” e stringendo rapporti con John Zorn, Fred Frith e altri protagonisti dell’avanguardia. La sua ricerca conosce però una brusca deviazione. All’inizio degli anni Ottanta Ostertag abbandona temporaneamente la musica per occuparsi di politica e di America Centrale, seguendo da vicino i movimenti rivoluzionari di Nicaragua ed El Salvador. Tornerà alla musica soltanto alla fine del decennio, portandosi dietro un’esperienza che finirà inevitabilmente dentro le sue composizioni. È proprio allora che sviluppa una delle sue caratteristiche più originali: l’utilizzo del campionamento come strumento compositivo. In lavori come Attention Span (1990) prende frammenti delle improvvisazioni di Fred Frith e John Zorn e li smonta, ricompone e trasforma digitalmente. Non si limita quindi a registrare la musica: la manipola fino a farla diventare qualcosa di nuovo. Il rapporto fra suono e politica diventa ancora più evidente in Sooner or Later, dedicato alla guerra civile salvadoregna, e in All the Rage, realizzato per il Kronos Quartet e ispirato anche ai disordini legati alle battaglie per i diritti gay a San Francisco. Nelle sue opere compaiono così registrazioni documentarie, rumori, immagini, campionamenti e strumenti elettronici, spesso in una fusione fra concerto, performance e installazione. Nel corso degli anni Ostertag ha collaborato, fra gli altri, con Anthony Braxton, Fred Frith, John Zorn, Phil Minton, Mike Patton e il Kronos Quartet. Ha inoltre pubblicato libri e svolto attività accademica e giornalistica. La sua è, in fondo, un’idea molto precisa di musica sperimentale: non fuggire dalla realtà, ma portarla dentro il suono. Anche per questo Ostertag rimane una figura particolarmente interessante dell’avanguardia americana: un musicista per il quale tecnologia e improvvisazione non sono fini a se stesse, ma strumenti per interrogare il mondo. Il 25 marzo 2006 Ostertag ha reso tutti i lavori musicali dei quali possiede i diritti disponibili per il download digitale sotto la licensa Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.5 license.
Phil Minton è uno di quei musicisti difficili da collocare dentro una definizione. Cantante, improvvisatore, compositore e sperimentatore, nel corso di una carriera lunga oltre mezzo secolo ha trasformato la voce in qualcosa che va ben oltre il semplice canto: un corpo sonoro capace di produrre rumori, grida, sussurri, sibili, gorgoglii e improvvise esplosioni vocali. Nato nel 1940 a Torquay, in Inghilterra, Minton si avvicina alla musica attraverso il jazz, ma fin dagli inizi guarda soprattutto alle possibilità dell’improvvisazione. Negli anni Sessanta si trasferisce negli Stati Uniti, dove entra in contatto con l’ambiente della free music e con alcuni dei protagonisti della nuova scena jazz. Tornato in Europa, negli anni Settanta diventa una figura importante dell’improvvisazione radicale britannica, collaborando con musicisti come Fred Frith, Mike Westbrook, Peter Brötzmann, Derek Bailey e molti altri. Il suo strumento, naturalmente, è la voce. Ma chiamarlo semplicemente cantante sarebbe riduttivo. Minton sembra spesso voler riportare la voce alla sua dimensione più primitiva, precedente persino alle parole. Può passare da un fraseggio quasi lirico a un urlo animalesco, da una melodia riconoscibile a una sequenza di suoni apparentemente impossibili. La tecnica è impressionante, ma non è mai semplice esibizione virtuosistica: dietro la provocazione c’è una precisa ricerca sulle possibilità fisiche ed espressive dell’apparato vocale. Nel corso degli anni ha lavorato con formazioni jazz, ensemble di musica contemporanea, orchestre e artisti provenienti da mondi apparentemente lontanissimi. Ha realizzato numerosi dischi e partecipato a progetti che hanno attraversato jazz, musica improvvisata, teatro e performance. Una parte fondamentale della sua attività è stata inoltre dedicata all’insegnamento dell’improvvisazione vocale. È il creatore del Feral Choir, un progetto nel quale persone senza una specifica formazione musicale vengono invitate a liberare la voce dalle convenzioni del canto tradizionale. Il risultato è una sorta di organismo collettivo nel quale ogni partecipante contribuisce con rumori, vocalizzi e suoni spontanei. Phil Minton rappresenta, in definitiva, una delle figure più singolari della vocalità contemporanea. La sua scommessa è semplice e radicale allo stesso tempo: dimostrare che la voce non deve necessariamente cantare parole o melodie. Può essere, semplicemente, suono. E nelle sue mani – o meglio, nella sua gola – quel suono può diventare musica.
Mopcut
Lukas König – batteria, elettroniche
Audrey Chen – voice, elettroniche
Julien Desprez – chitarra elettrica
Il progetto Mopcut riunisce tre illustri membri della scena sperimentale e improvvisativa internazionale per mette in atto un’operazione di vero caos. Lukas König, noto per Köenigleopold, Kompost 3 e per aver collaborato con gli Irreversible Entaglements, guida questo assalto iper-ritmico da dietro la batteria. A lui si affianca lo straordinario chitarrista e membro della Fire! Orchestra e degli Abacaxi Julien Desprez, che si esibisce sia in maniacali esplorazioni strumentali che in minimalistiche creazioni di paesaggi sonori. A completare questa magnifica compagnia c’è la vocalist Audrey Chen, che si lascia alle spalle il violoncello per tuffarsi in un’indagine senza esclusione di colpi sulla voce umana e sulle sue capacità.
Cos’è il Mopcut? Il mopcut è uno stile di suono di media lunghezza che copre la testa e le orecchie con un colpo verticale e un’onda orizzontale. Il paesaggio sonoro deve essere tagliato in modo uniforme su tutta la circonferenza, in modo che il suono nella parte anteriore raggiunga l’occhio interno, mentre le onde ai lati coprano (o quasi) completamente le orecchie. I battiti sul retro mantengono la stessa lunghezza dei campioni sul davanti e sui lati. Una volta ottenuto il suono complessivo, si ricorre al trimming per ottenere il minimalismo o il massimalismo, a seconda dei casi. L’improvvisazione, il suono e i beat elettronici funzionano bene come sottofondo per il mopcut. Si possono usare apparecchi e dispositivi elettronici per dare al mopcut un po’ più di volume, ma gli effetti possono portare ad alzarsi in piedi invece di pendere in basso.
I Mopcut sono Lukas König, Audrey Chen e Julien Desprez. Il loro obiettivo è una costruzione di suoni che avvolgano completamente gli ascoltatori e abbia un impatto altrettanto intenso sulle orecchie quanto sull’occhio interno – così Audrey Chen, Julien Desprez e Lukas König descrivono il loro progetto in trio, che ha celebrato la sua prima al Donaufestival di Krems (in Austria) nel 2018. Le loro capacità di improvvisazione trascendono tutti i confini di genere. Lukas König utilizza la batteria, il sintetizzatore e la voce; Julien Desprez suona la chitarra elettrica e Audrey Chen sovrappone i suoni dei suoi sintetizzatori analogici con estatiche voci estemporanee.

