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SUMMARY:We Insist! Records Festival - Luca Tilli
DESCRIPTION:Luca Tilli\nvioloncello \nLuca Tilli ha studiato violoncello con il maestro Michele Chiapperino. Dopo esperienze con varie orchestre stabili\, la sua attività concertistica e di studio nel campo della musica contemporanea e dell’improvvisazione lo porta a collaborare con il violoncellista americano Tristan Honsinger. Dal 2005 la sua attività si è concentrata sulla musica d’avanguardia\, collaborando stabilmente in trio con Luca Venitucci e Fabrizio Spera e partecipando a vari festival con Sebi Tramontana\, Paul Lytton\, John Edwards\, Phil Minton\, Massimo Pupillo\, Lol Coxhill e con Mike Cooper e Roberto Bellatalla nel trio RAST. Nel 2007 ha suonato nell’ensemble B for Bang di Katia Labèque e nel lavoro discografico degli Zu “The Left Hand Path” (Trost Records 2014). Nel 2011 ha partecipato al progetto “Mirror emperor” con Zu e David Tibet (Current 93). Dal 2017 suona nel trio Kammermusik con G. Schiaffini e E. De Fabritiis. Nel 2017 esce per WE INSIST! Records “Prayer”\, dell’ottetto “Pipeline8” diretto da Giancarlo “Nino” Locatelli. Sempre nel 2019 per WE INSIST! Records esce “Down at the docks”\, in duo con Sebi Tramontana. In ambito teatrale collabora nel 2007 allo spettacolo Bianco di Daria Deflorian. Dal 2012 con la compagnia teatrale Biancofango e con Santasangre nel progetto Konya. Suona in duo con la cantante Monica Demuru in spettacoli e concerti contemporanei. Dal 2009 collabora stabilmente come musicista e performer con Federica Santoro.
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SUMMARY:GHOSTED (AUS – SVE) + inaugurazione mostra fotografica Preposizioni semplici di NANNI ANGELI
DESCRIPTION:Rassegna Musica Inaudita \nore 19.00 \nin collaborazione con ISOLE CHE PARLANO\n \nMostra Fotografica di NANNI ANGELI \nPREPOSIZIONI SEMPLICI \nÈ la prima esposizione di un lavoro\, non quotidiano\, ma che dura da quasi trent’anni. Foto nate come “pezzi singoli” per “illustrare” le musiche dei dischi solisti del musicista Paolo Angeli\, mio fratello. \nOgni volta il tentativo di raccontare un disco con una foto\, alternando suggestioni e didascalie\, pellicola e digitale\, bianco e nero e colore\, con dettagli di realtà (molti) e rari campi larghi.\nOggi a uno sguardo d’insieme\, nel formato rettangolare in cui sono state scattate\, le singole foto si trasformano in un ﬂusso che molto narra del mio percorso di fotografo.\nPreposizioni semplici racconta così la storia di un rapporto profondo\, il tempo di due percorsi paralleli in cui ogni disco rappresenta un punto d’incontro. Ma forse queste foto\, tutte insieme e senza graﬁca\, ora parlano di altre storie. \nore 20.00 \nGHOSTED (AUS – SVE) \nOren Ambarchi – chitarra\nJohan Berthling – contrabbasso\nAndreas Werliin – batteria \nAmbarchi\, Berthling e Werliin – protagonisti assoluti di quella scena musicale\, sempre più ampia\, che incrocia il jazz di ricerca\, il rock psichedelico e l’elettronica più avventurosa – condividono il fascino del ritmo e della miriade di modi in cui può suddividersi all’interno del beat. Utilizzando aspetti del jazz\, della world music e delle musiche sperimentali\, ogni brano dell’album Ghosted (2022) si assesta su un groove profondo\, scavando attraverso continui aggiustamenti minimi in una sonorità ancora più profonda ed eterna. \nSi intitola Ghosted l’album collaborativo che vede assieme lo sperimentatore australiano Oren Ambarchi (chitarra) con i due “jazz rebel” svedesi Johan Berthling (contrabbasso) e Andreas Werliin (batteria)\, entrambi già in ensemble di spessore quali Fire!\, Fire! Orchestra\, Wildbirds and Peacedrums e Angles 9. Il progetto risale alla fine del 2018: Ambarchi\, Berthling e Werliin\, tre musicisti ugualmente esperti di jazz e approcci sperimentali\, si sono incontrati allo Studio Rymden di Stoccolma per fare la musica che è diventato questo lavoro.  \nÈ tutto radicato nella ricca tonalità e nelle figure ripetute del basso di Berthling\, passando dall’acustico all’elettrico. Werliin lo sostiene ma non suona mai vincolato dal ruolo di batterista\, sfruttando schemi che corrispondono ai suoi collaboratori per affermarsi come strumentista solista. Ambarchi si fa strada con sottigliezza\, con una figura armonica\, prima di allungarsi in mormorii ed espressivi effetti chitarristici.  \nLa sua chitarra\, in modo impressionante\, implica che ci sono tutti i tipi di strumenti qui – organi\, tastiere\, tromba – quando\, invece non è così. In primo piano c’è sempre un groove potente e implacabile\, ancorato al contrabbasso di Berthling e arricchito dalle imprevedibili escursioni ritmiche di Werliin.  \nSu questa base minimale e insistente\, Ambarchi costruisce un appassionante discorso solista che integra soundscape elettronici e lunghe incursioni alla chitarra elettrica. La musica procede senza sforzo\, con una naturalezza disarmante\, e riesce a catturare l’attenzione dell’ascoltatore senza mai alzare la temperatura di un ibrido musicale che dal jazz e dal rock si apre a suggestioni tribali e a un minimalismo ipnotico e rilassato\, estremamente affascinante. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:THE END (SVE – NOR)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nSofia Jernberg – voce\nKjetil Møster – sax\, clarinetto\, elettroniche\nMats Gustafsson – sax\, elettroniche\nAnders Hana – chitarra\, langeleik\nBørge Fjordheim – batteria    \nThe End è uno sforzo serio di creare nuove prospettive di musica sperimentale contemporanea\, dove elementi di rumore\, melodie e strati di energia estrema possono interagire con i diversi background e le esperienze dei musicisti e il loro lavoro in generi come il free jazz\, il noise\, il rock alternativo\, la musica improvvisata libera\, la musica popolare scandinava\, la musica contemporanea\, l’opera\, il grindcore\, la musica etnica\, il jazz e tutte le attività correlate. The End è un tentativo di utilizzare tutte le esperienze dei suoi componenti e fonderle insieme in qualcosa di nuovo e creativo. Qualcosa di più profonda bellezza poetica e dura brutalità. \nLa traduzione di Allt Är Intet – l’album che un paio d’anni fa ha incarnato per la seconda volta la collaborazione tra Sofia Jernberg\, Kjetil Møster\, Mats Gustafsson\, Anders Hana e Børge Fjordheim – è “Tutto è nulla”\, un titolo abbastanza azzeccato per una band già in possesso delle tendenze sonore da “terra bruciata” e del nome nichilista di The End. Tuttavia c’è una certa ambiguità in questa filosofia; l’interpretazione più cupa e disperata può essere contrastata da una meditativa più onnicomprensiva\, una con l’universo. Forse sorprendentemente\, entrambe le conclusioni si adattano a Allt Är Intet\, il notevole secondo album completo dei The End. Chiunque abbia familiarità con il lavoro di questi musicisti che superano ogni limite conosce la loro ferocia e la capacità di spingere la musica verso estremi brutali con un’intensità mirata\, come dimostra l’audace debutto del 2018 dei The End\, Svarmod Och Vemod Är Värdesinnen. Ma il loro seguito\, ottenuto dopo due anni di continua esplorazione insieme\, raggiunge un equilibrio esaltante tra i vorticosi maelstrom del suo predecessore e una bellezza più densamente stratificata e ossessionante. \n«La band – dice Mats Gustafsson\, vecchia conoscenza di Area Sismica – è composta da un mix molto interessante di persone\, e il mix di riff brutali e materiale melodico free jazz è per me un sogno che si realizza. Anche a me piace la musica semplice e neandertaliana\, ma questa ha così tanti strati complessi». \nÈ come se l’industrial grindcore free jazz incontrasse l’estetica sing & noise hardcore folk music. The End significa il sensazionale ritorno di Anders Hana alla chitarra\, dopo anni di intensa batteria grindcore. The End significa il primo incontro serio dei due innovativi sassofonisti scandinavi Møster e Gustafsson in un’unità co-diretta. The End significa la presentazione della voce estrema di Sofia Jernberg in un contesto totalmente nuovo\, circondata da elettronica estrema e attività di batteria. The End significa un gruppo totalmente nuovo del leggendario batterista dei Cloroform Børge Fjordheim. The End significa The End. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:FABRIZIO PUGLISI cineconcerto
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nc/o Lupo 340 (mappa) \nsonorizzazione live dei film di Charlie Chaplin The Immigrant e The Rink\na cura di \nFabrizio Puglisi \ntastiere\, oggetti sonori \nChaplin risuona a Lupo a ritmo di jazz con il pianista\, compositore e improvvisatore Fabrizio Puglisi\, impegnato nella sonorizzazione live di due film muti di Charlie Chaplin\, The Immigrant (1917) e The Rink (1916). Membro storico del Collettivo Bassesfere\, Puglisi da sempre ama sconfinare nei territori di altri linguaggi artistici interagendo con la danza o collaborando con attori\, scrittori\, poeti\, registi e artisti visivi. Presentata a Catania in premiere nel gennaio 2020\, la sonorizzazione dei corti di Chaplin è stata commissionata a Puglisi dall’AME (Associazione Musicale Etnea). \nNel cinema muto d’inizio secolo si commissionava ad arrangiatori professionisti la scrittura di un accompagnamento musicale che veniva suonato dal vivo nelle sale\, talvolta dal piano o da un organo\, talvolta da piccoli ensemble che adattavano liberamente la partitura.  \nIl grande bandleader Count Basie racconta che da ragazzino andava al cinema più per sentire Fats Waller accompagnare le immagini all’organo che per vedere il film stesso.  \nLo stesso Basie suonò nei cinema da giovane per procurarsi qualche dollaro ammettendo che\, non avendo a quel tempo grande dimestichezza con la musica scritta\, si manteneva a una certa distanza dalla partitura cercando di individuare il carattere del brano\, il tempo\, la tonalità e reinterpretandolo liberamente sulle immagini perlopiù improvvisando.  \nUna pratica che doveva essere abbastanza diffusa al tempo soprattutto nei cinema di periferia o nei quartieri poveri dove i musicisti raggranellavano qualche spicciolo suonando sui film dell’epoca. La musica nei film per Chaplin – egli stesso autore di tantissime delle melodie – non doveva essere troppo sinfonica o enfatica\, non era il suo scopo fare musica da concerto ma preferiva una distanza con gli attori e l’intreccio.  \nA Lupo\, la sonorizzazione di due film di Charlot\, The Immigrant e The Rink\, sarà eseguita dal vivo da Fabrizio Puglisi\, pianista e compositore che scandisce perfettamente i movimenti del protagonista con i più disparati strumenti.  \nAccade che “giochi” con la cassa del pianoforte per restituire gli effetti sonori e onomatopeici di una nave\, o faccia uso di sintetizzatori\, oggetti elettronici e persino giocattoli\, mescolando generi e autori – Jelly Roll Morton\, Fats Waller e lo stesso Charlie Chaplin – in una riuscita operazione dell’uso contrappuntistico della musica in chiave jazz. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:ERIC CHENAUX (CN) in collaborazione con MMT Lab e Lampedée APS
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nc/o Lupo 340  \nPROGETTO IMPRO-LIGETI di Area Sismica\, MMT Creative Lab Milano\, Ass.ne Lapedè Brescia\, con il supporto del Progetto Speciale del Ministero della Cultura \nA Lupo 340 arriva un talento cristallino\, un artista in stato di grazia e dallo stile unico e personale. Il canadese Eric Chenaux negli ultimi dieci anni ha rivoluzionato il mondo e il senso del songwriting di matrice jazz: i suoi dischi affrontano la relazione tra struttura e improvvisazione\, in modi molto particolari e unici\, senza cinismo ma con amore. Perché in fondo quelle di Chenaux sono canzoni d’amore\, che canta con voce dolce e limpida\, mentre la chitarra si piega delicatamente\, diverge e scompone. A dispetto di un’innegabile vena iconoclasta\, la sua musica rimane meravigliosamente calda\, generosa e in ultima istanza accessibile.  \nLa giustapposizione tra crooning morbido e vellutato e le esplorazioni sperimentali della chitarra apre a nozioni inedite di accompagnamento e canto e a forme non convenzionali di interplay timbrico e tonale. Il suo è un suonare la chitarra attorno e contro la voce\, improvvisando “con se stesso” allo scopo di catturare momenti di interdipendenza imprevisti e intimi. Un gioioso abbandono allo spazio improvviso e improvvisativo in cui gioco e leggerezza vengono presi molto sul serio. \nDa qualche anno Eric Chenaux vive in Francia\, ma è stato un caposaldo della musica DIY e sperimentale a Toronto negli anni ‘90 e 2000\, leggenda del post-punk locale con Phleg Camp (assolutamente da recuperare se amate gli Shellac) e Lifelikeweeds. Dal 2006 incide per Constellation Records: una discografia geniale che spazia dal folk più avventuroso\, sontuoso\, languoroso e decostruito\, al jazz\, fino a ballate di influenza pop. Eric compone anche colonne sonore e musica per la danza\, e collabora regolarmente con altri artisti: tra di essi Marla Hlady\, con la quale ha realizzato numerose installazioni sonore\, e il regista Eric Cazdyn\, con cui ha realizzato il film Play the Cube nel 2014. Ha fatto inoltre parte della band del musicista canadese Sandro Perri partecipando a vari suoi album\, e ha suonato\, tra gli altri\, con Radwan Ghazi Moumneh (Jerusalem in My Heart)\, Martin Armold\, Pauline Oliveros\, John Oswald\, Michael Snow\, Han Bennink\, Michael Moore. \nSay Laura (2021) è il suo ultimo disco solista\, acclamato dalla critica (secondo miglior disco del 2022 per la rivista Blow Up). Prima c’era stato Slowly Paradise (2018)\, altro capolavoro\, che gli era valso (tra le altre cose) la copertina di The Wire. \n  \nCucina aperta nelle sere di concerto \ninfo e prenotazioni: 345 6638289 – Via XXVII TRAVERSA – Arenile\, 340\, 48015 Cervia – loc. Milano Marittima (RA) \n 
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SUMMARY:AUT AUT Cammino Multidisciplinare tra Linguaggi Senza Compromessi
DESCRIPTION:c/o Lupo 340 (mappa) \nAUT AUT (in collaborazione con Drogheria Gitana di Forlì) è una serata speciale e simbolica nella programmazione di Lupo. Simbolica\, in quanto\, oltre alla musica live\, il protagonista sarà anche l’altro caposaldo dello stabilimento cervese\, ossia l’estrema attenzione alla cultura enogastronomica naturale e sostenibile. A partire dalle 18 si avranno allora degustazioni di cibo e vini naturali a cura di una dozzina di aziende del territorio\, poi sarà un privilegio ascoltare Sandro Sangiorgi – il più autorevole insegnante di materie legate al vino\, nonché uno dei pochi critici realmente indipendenti – in dialogo con il filosofo Rocco Ronchi. Alle 19 poi\, ecco una degustazione guidata di vini naturali e di cibo curata dallo stesso Sangiorgi\, mentre il gran finale di AUT AUT è affidato alle ore 20 al quartetto Red Planet. \nSANDRO SANGIORGI \nSandro Sangiorgi è giornalista\, scrittore e divulgatore. Nato a Friburgo\, Svizzera\, nel 1962\, si occupa professionalmente di vino da oltre quarant’anni. Nel 1981 diventa sommelier professionista. Nel 1986 è tra i fondatori dell’associazione Arcigola\, divenuta in seguito Movimento Slowfood. Nel 2000 dà vita al progetto Porthos\, curandone il periodico e l’intensa attività didattica. Le sue lezioni sono state frequentate da più di 18mila persone. Con Porthos Edizioni ha pubblicato quattro libri: Il matrimonio tra cibo e vino\, L’invenzione della gioia\, Manteniamoci Giovani – Vita e vino di Emidio Pepe e Il vino capovolto. Come editore ha curato le edizioni italiane del volume dedicato alla biodinamica di Nicolas Joly\, Il vino tra cielo e terra\, e il graphic-novel di Étienne Davodeau Gli ignoranti. \nNel 2020 ha completato il percorso della rivista Porthos con l’uscita del numero 37\, l’ultimo della trilogia dedicata ai vini naturali che comprende anche il 35 e il 36. È considerato il più autorevole insegnante di materie legate al vino e uno dei pochi critici realmente indipendenti. Segue con grande interesse il cinema e la poesia. Pratica il buddismo di Nichiren ed è membro della Soka Gakkai. \nL’approccio naturale cerca di sanare e ricucire la ferita che la eno-tecno-industria ha inferto al vino. Probabilmente le intenzioni erano buone\, per esempio c’era il legittimo desiderio di produrre e vendere liquidi puliti e ben fatti\, per reagire a una diffusa visione casalinga che\, nel secondo dopo guerra\, accumulava difetti e li spacciava per tipicità. Ciononostante si è andati così oltre da equivocare il mezzo e trasformarlo nella ragione di una scelta. Sono andate perdendosi la centralità e l’unità del vino. Si è pensato di scomporlo e di adattarlo prima alle più svariate tecniche produttive e poi a modelli commerciali affermati\, tralasciando colpevolmente identità e consuetudini territoriali. Si è creduto che questi ultimi cinquant’anni fossero in grado di cancellarne centinaia\, come se l’ultima soluzione fosse per forza quella buona. Il principio col quale ha lavorato questa macchina infernale è primariamente agricolo e ha riguardato sia la meccanizzazione delle pratiche colturali sia la scelta di lottare contro le malattie senza comprenderne la natura. Allontanando la persona dall’attività contadina è andata via via spegnendosi la vita. È stato fatale doverla ricostruire attraverso una chimica d’intervento\, sul terreno come in cantina. La tecnologia ha preso il sopravvento e non è andata certo per il sottile\, come dimostra la banalità della produzione enologica mondiale. Non si tratta solo dei vini a basso costo sfornati in milioni di esemplari\, sono coinvolte la gamma dei cosiddetti premium wines – sorta di bottiglie trofeo usate dall’industria come specchietto per le allodole – e molta parte della fabbricazione artigianale che non riesce a divincolarsi dai protocolli produttivi. È una ferita profonda che va sanata reinserendo le persone nell’agricoltura\, recuperando i saperi antichi ai quali affiancare la ricerca scientifica e\, non ultima\, riprendendo a osservare e a proteggere la vita nel suo svolgersi. Il compito del consumatore è riprendersi il ruolo da protagonista del mercato\, smettendo di lamentarsi e usando questa energia per apprendere ed esercitarsi a conoscere la bellezza del vino nella sua unità e interezza. \nROCCO RONCHI \nFilosofo\, insegna Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi dell’Aquila e Filosofia presso l’IRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata) di Milano e Ancona. Tiene corsi e seminari in varie università italiane e straniere.\nDirige la scuola di filosofia Praxis di Forlì. La sua opera più nota e tradotta è Canone minore. Verso una filosofia della natura. Feltrinelli\, Milano 2017.\nCon Riccardo Panattoni ha recentemente curato il volume Kafka:\, Mimesis\, Milano 2023 \nRassegna Musiche Extra-Ordinarie\nRED PLANET \nMarco Colonna – sax\nEdoardo Marraffa – sax\nMarco Zanotti – percussioni\nFabrizio Spera – batteria \nUna formazione creata appositamente nel 2020 per Area Sismica\, che rimescola le carte già dal tipo di musicisti\, un doppio duo fiati/percussioni animato da interpreti di grande esperienza nei rispettivi ambiti\, che hanno dimostrato nei fatti la loro grande apertura mentale rispetto a disparati percorsi artistici. Anche in questo caso la ricerca di elementi destabilizzanti porterà a risultati sorprendenti\, vista la presenza di musicisti del calibro di Marco Zanotti\, Edoardo Marraffa\, Fabrizio Spera e Marco Colonna\, capaci di spaziare in ogni meandro della sfera emozionale che solo uno spettacolo dal vivo può regalare. \nGuida alle degustazioni di cibo e vini naturali con Sandro Sangiorgi e le cantine: \nMicrobio Wines Ismael gozalo \nVinos al Margen Ricardo López \nAlberto Volanti Azienda agricola delle Selve \nAzienda Agricola Gallino \nFabio Elleri Gitana Wines \nAzienda Agricola Ferretti Elisa e Denise \nDamiano Donati cantina anonima \nTra il Saké e Manga\nconversazione e degustazione a base di Sake a cura di Chicca Vancini e sonorizzata da Natsutaro \n  \nIngresso libero
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