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SUMMARY:We Insist! Records Festival - Luca Tilli
DESCRIPTION:Luca Tilli\nvioloncello \nLuca Tilli ha studiato violoncello con il maestro Michele Chiapperino. Dopo esperienze con varie orchestre stabili\, la sua attività concertistica e di studio nel campo della musica contemporanea e dell’improvvisazione lo porta a collaborare con il violoncellista americano Tristan Honsinger. Dal 2005 la sua attività si è concentrata sulla musica d’avanguardia\, collaborando stabilmente in trio con Luca Venitucci e Fabrizio Spera e partecipando a vari festival con Sebi Tramontana\, Paul Lytton\, John Edwards\, Phil Minton\, Massimo Pupillo\, Lol Coxhill e con Mike Cooper e Roberto Bellatalla nel trio RAST. Nel 2007 ha suonato nell’ensemble B for Bang di Katia Labèque e nel lavoro discografico degli Zu “The Left Hand Path” (Trost Records 2014). Nel 2011 ha partecipato al progetto “Mirror emperor” con Zu e David Tibet (Current 93). Dal 2017 suona nel trio Kammermusik con G. Schiaffini e E. De Fabritiis. Nel 2017 esce per WE INSIST! Records “Prayer”\, dell’ottetto “Pipeline8” diretto da Giancarlo “Nino” Locatelli. Sempre nel 2019 per WE INSIST! Records esce “Down at the docks”\, in duo con Sebi Tramontana. In ambito teatrale collabora nel 2007 allo spettacolo Bianco di Daria Deflorian. Dal 2012 con la compagnia teatrale Biancofango e con Santasangre nel progetto Konya. Suona in duo con la cantante Monica Demuru in spettacoli e concerti contemporanei. Dal 2009 collabora stabilmente come musicista e performer con Federica Santoro.
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SUMMARY:LUÍS VICENTE 4tet - data unica in Italia
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nLuís Vicente: tromba\nJohn Dikeman: sax\nLuke Stewart: contrabbasso\nOnno Govaert: batteria \nIl trombettista portoghese Luís Vicente arriva con una formazione in cui ha al suo fianco tre musicisti splendidi: il bassista nordamericano Luke Stewart\, segnalato dalla rivista Downbeat come “uno dei 25 musicisti jazz più influenti della sua generazione” (ha collaborato con Irreversible Entanglements\, Moor Mother\, Exploding Star di Rob Mazurek e Jaimie Branch); John Dikeman\, rinomato sassofonista nordamericano residente ad Amsterdam\, con il quale Vicente ha costruito un proficuo rapporto affiancato da William Parker e Hamid Drake; e Onno Govaert\, eccezionale batterista olandese e figura ricorrente sui palchi di tutta Europa. \nQuesto quartetto internazionale ha calcato per la prima volta un palcoscenico nel luglio 2021\, in una tournée sostenuta dalla Fondazione portoghese GDA che ha permesso loro di esibirsi in sette città del Portogallo. \nIl suono del loro primo album\, “House in the Valley”\, atteso per marzo su Clean Feed\, ci rimanda alla routine pandemica di Vicente\, con la presenza della figlia Luísa\, che dà il nome a uno dei lavori più festosi e audaci dell’album\, “Luisa’s Laugh”. È una creazione contemporanea\, libera e aperta nella sua interpretazione. La musica di questo album è ispirata ai tempi dell’infanzia\, trascorsi nella casa dei nonni materni di Luis\, in un ambiente rurale tra prati e valli. L’album suona come una cerimonia rituale\, un invito a immergersi nel momento presente e in una comunione di ogni persona con se stessa e con l’ambiente circostante. “House in the Valley” ha un taglio contemporaneo e un’atmosfera di musica mitteleuropea libera\, esplorativa\, intrigante e attraente. Le composizioni rompono i canoni convenzionali della struttura AABA o ABA solo e della ripetizione della stessa struttura Le influenze presenti sono molteplici: la presenza insistente e costante del mare\, i suoni urbani\, dove si percepisce un’intera tavolozza sonora. L’ispirazione compositiva deriva in gran parte dal concetto di harmolodics di Ornette Coleman\, dove armonia\, movimento sonoro e melodia condividono lo stesso valore. L’effetto complessivo è che questa musica raggiunge un’espressione immediatamente aperta\, non costretta da limitazioni tonali\, predeterminazione ritmica o regole armoniche. \nData unica in Italia. \nIngresso € 15 \nArea Sismica è un circolo Arci. L’ingresso è riservato ai soci.\nÈ possibile tesserarsi online a questo link: https://portale.arci.it/preadesione/areasismica/
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SUMMARY:MARRAFFA & DJ BALLI
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nEdoardo Marraffa: sax\nDJ Balli: giradischi \nEdoardo Marraffa e DJ Balli (al secolo Riccardo Balli) si sono conosciuti da piccoli\, trent’anni fa\, accompagnando una performance di Aldo Vignocchi\, poi si sono persi di vista. Hanno deciso di dialogare di nuovo con i loro attrezzi perché hanno in comune la passione per l’imprevisto e il divertimento sperimentale\, entrambi elementi che faranno da leitmotiv di questo live. \nIl pubblico di Area Sismica conosce bene il funambolico sassofonista Edoardo Marraffa\, che da più di vent’anni lavora sul suono del suo strumento esplorando i confini del potenziale espressivo. Ciò gli ha permesso di sviluppare sul sax una voce unica\, che mantiene un legame molto forte con la tradizione\, nonostante il carattere fortemente sperimentale delle sue esplorazioni. Da sempre Marraffa dedica poi la sua attenzione all’improvvisazione/composizione collettiva e alla trasformazione del suono del sassofono\, che diventa talvolta polifonico e insieme fonte di cambiamenti timbrici continui. È attivo dagli anni ’90 con gruppi tra i più significativi della scena italiana come il Collettivo Bassesfere e lo Specchio Ensemble; mentre tra i suoi progetti più recenti possiamo ricordare Mrafi\, Small Talk\, Eco D’Alberi\, Casino Di Terra Vakki Plakkula\, Crash Trio\, Marraffa/Braida/Zerang. Nel corso degli ultimi anni ha collaborato con musicisti di livello mondiale\, quali Tristan Honsinger\, William Parker\, Hamid Drake\, John Edwards\, Olaf Rupp\, Han Bennink\, Clayton Thomas\, Wayne Horvitz\, Wadada Leo Smith. \nDopo un passato di batterista hardcore e di rumorista\, DJ Balli si dedica esclusivamente alla musica elettronica. Nel 1997\, dopo un periodo vissuto a Londra\, torna in Italia e inizia a mixare breakcore\, diventando DJ e produttore. Nel 2000 fonda la Sonic Belligeranza\, un’etichetta discografica indipendente. Nel 2004 apre le sotto-etichette +Belligeranza e -Belligeranza\, dedite rispettivamente a noise e turntablism. La critica musicale italiana lo ha definito “uno tra i più estrosi fantasisti del rumore nostrano”\, o “il Kid 606 italiano”\, sottolineando il carattere “verace e controcorrente” della sua ricerca. \nIngresso € 12 \nArea Sismica è un circolo Arci. L’ingresso è riservato ai soci.\nÈ possibile tesserarsi online a questo link: https://portale.arci.it/preadesione/areasismica/
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SUMMARY:residenza artistica > SAO PAULO UNDERGROUND  (USA - BR)
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SUMMARY:SAO PAULO UNDERGROUND  (USA - BR)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nRob Mazurek – trombino\, elettroniche\nGuilherme Granado – elettroniche\nMauricio Takara – batteria \nLa prima stagione concertistica di Lupo\, curata da Area Sismica\, si apre col botto\, grazie all’arrivo in spiaggia di uno dei musicisti più visionari della musica contemporanea\, Rob Mazurek\, qui con una delle sue formazioni più detonanti\, i São Paulo Underground. Il trombettista statunitense\, classe 1965\, è tra le figure chiave dell’avanguardia mondiale\, fin dagli esordi protagonista della scena musicale di Chicago.  \nMazurek\, parallelamente allo sviluppo di numerosi progetti a Chicago\, ha vissuto diversi anni nell’Amazzonia brasiliana. Durante questo periodo ha incontrato Mauricio Takara\, oltre che altri membri del nascente movimento musicale di San Paolo. Nel 2006 esce così il primo album dei São Paulo Underground\, Sauna: Um\, Dois\, Três. Un successo che li ha portati alla fama internazionale e li ha spinti a esibirsi dal vivo\, prima come duo e poi come trio\, con Guilherme Granado. Il São Paulo Underground diventa esplosivo\, esplicitando la sua vera natura dinamica ed energica con Takara e Granado\, che si occupano anche delle campionature e dell’aspetto elettronico del suono. Il São Paulo Underground incarna un affascinante mix musicale che va dal “rumore cosmico” di Sun Ra\, ai ritmi e al fraseggio della samba\, maracatu\, rock\, fino alla tradizione del free jazz. Tutte le composizioni sono il risultato di un incontro tra culture opposte e curiose\, che arricchiscono le composizioni di Mazurek di una nuova identità ritmica\, di un tribalismo indefinibile. \nOgnuno dei componenti del trio è un esempio della nuova avanguardia musicale: Mazurek nel jazz contemporaneo e nel rock di avanguardia\, Granado e Takara nell’aggiornamento e nella modernizzazione delle forme musicali brasiliane. I loro album hanno un suono enorme\, moderno\, carico di laptop e psichedelia che lancia la “Tropicalia” brasiliana in un nuovo millennio pesantemente elettronico. Uno dei suoi punti di forza è che i loro lavori sono molto chiari\, diretti e accessibili\, ma anche completamente pieni di suoni. \nRob Mazurek\, come si accennava\, è un protagonista della scena post rock/modern jazz di Chicago\, che ha suonato con tutti\, dalla sua Exploding Star Orchestra ai progetti Chicago Underground\, fino a suonare e/o registrare con Tortoise\, Jim O’Rourke\, Pharoah Sanders e molti altri. Il suo lavoro riflette un forte interesse per la musica moderna\, sia della tradizione jazz che rock. Ha trascorso diversi anni in Brasile e ha sviluppato una musica che rifletteva queste esperienze.  \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289 \n 
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SUMMARY:BORGUEZ conversazione/ascolto guidato con FEDERICO SAVINI
DESCRIPTION:La musica giapponese del dopo 2000: puzzle ritmici\, depistaggi culturali e fracasso sottovoce \nconversazione/ascolto guidato a cura di Borguez\, con Federico Savini \nCon questo appuntamento si inaugura una serie di conversazioni musicali con giornalisti\, speaker radiofonici ed esperti curata e condotta da Marco “borguez” Borghesi. \nOspite di questa prima prima serata di incontri sarà Federico Savini\, giornalista musicale (il mensile Blow Up\, tra gli altri) e appassionato conoscitore della cultura musicale nipponica. Una conversazione ascolto guidata attraverso le musiche avant e underground provenienti dal Giappone\, musiche che il pubblico di Area Sismica ha imparato a conoscere in oltre trent’anni di programmazionedel locale forlivese di Ravaldino in Monte\, che è anche curatore e promotore degli eventi musicali di Lupo 340. \nUn percorso a ostacoli che proverà ad aggirare il protezionismo culturale del Sol Levante\, la difficile reperibilità delle fonti dovuta alla progressiva scomparsa dei siti internet nipponici di divulgazione culturale oltreché alla difficile comprensione dei caratteri kanji della scrittura giapponese. \nIngresso libero \ninfo e prenotazioni: 345 6638289 \n 
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SUMMARY:JAMES BRANDON LEWIS TRIO (USA)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nc/o Lupo 340 (mappa) \nJames Brandon Lewis – sax\nJosh Werner – basso elettrico\nChad Taylor – batteria  \n“Sassofonista che incarna e trascende la tradizione” (come lo definisce il New York Times)\, James Brandon Lewis è diventato\, in poco più di un decennio\, uno dei più celebri giovani artisti del jazz\, un musicista che si è ritagliato una nicchia per la sua singolare miscela di gospel\, blues e R&B con le incendiarie esplorazioni sassofonistiche di John Coltrane\, Albert Ayler e Sonny Rollins. Il live set a Lupo coincide con l’uscita del nuovo disco per ANTI Records\, Eye and I. Il suo trio dal vivo vede protagonisti il bassista elettrico Josh Werner e il batterista Chad Taylor. \nNel 2021\, il sassofonista e compositore James Brandon Lewis ha fatto il salto di qualità con il suo decimo album\, The Jesup Wagon. Ispirato agli sforzi di educazione agricola mobile dell’inventore George Washington Carver\, il ciclo di canzoni è stato acclamato dalla critica per il suo mosaico onirico di gospel\, folk-blues e bande di ottoni che chiamano a raccolta. Fu nominato album dell’anno da Jazz Times e Downbeat e da numerose riviste internazionali di jazz\, e consacrò Lewis come una delle voci musicali più provocatorie della sua generazione.  \nLungo la strada\, Lewis ha attirato l’attenzione di molti artisti improvvisatori\, in particolare del sassofonista e “divinità” del jazz Sonny Rollins\, che non offre spesso elogi effusivi. Commosso dal suono profondo e alla ricerca dello spirito di Lewis\, Rollins ha affermato che «quando ti ascolto\, ascolto Buddha\, ascolto Confucio… ascolto il significato più profondo della vita. Voi mantenete il mondo in equilibrio».  \nDopo che il coro di lodi si è placato\, Lewis ha inevitabilmente iniziato a pensare alle prossime mosse. Erano i momenti finali del panico pandemico e lui lo sapeva bene: aveva voglia di giocare. Sapeva anche che non era interessato a intraprendere un altro progetto di ricerca extra-musicale come The Jesup Wagon. Si è preso del tempo per riflettere sui dieci anni trascorsi come musicista a New York e sulle esperienze vissute alla guida dei propri gruppi\, cogliendo al contempo l’occasione di mischiarsi con gruppi punk\, MC hip-hop e titani del free jazz. Ha pensato ai momenti in cui si è sentito più vivo. Avevano una caratteristica in comune: non erano esercizi cerebrali di pesantezza di alto concetto. Sono avvenuti quando era sciolto\, nel momento giusto\, in base a un puro istinto viscerale. \nEcco quindi la nascita del nuovo album\, Eye of I\, uscito nel febbraio 2023 per ANTI Records. Eye of I attraversa un’impressionante gamma di stili e stati d’animo musicali\, da Donnie Hathaway a Cecil Taylor\, dal pianto gospel di Even The Sparrow all’anthemica chiusura di Fear Not\, una collaborazione con il gruppo postpunk The Messthetics\, che vanta la presenza di membri dei Fugazi. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:SISMATIK (ITA)
DESCRIPTION:c/o Lupo 340 (mappa) \nSilvia Bolognesi – contrabbasso\nRoberto Magnani – voce\nTobia Bondesan – sax\nGiuseppe Sardina – batteria \nLa stagione di eventi curati da Area Sismica a Lupo propone una formazione del tutto originale supportata dall’Emilia-Romagna Music Commission\, i Sismatik. L’idea alla base di questo nuovo ensemble è creare un progetto sui generis che fondi la recitazione di un attore straordinario quale Roberto Magnani e un ensemble capitanato dalla regina del jazz italiano contemporaneo\, Silvia Bolognesi\, che vede la presenza di Giuseppe Sardina alla batteria e Tobia Bondesan al sax. \nNon si tratterà di un semplice sottofondo musicale a una voce recitante\, ma di una vera e propria orchestrazione di un testo recitato. La residenza che i Sismatik hanno tenuto ad Area Sismica nel 2022 ha avuto come obiettivo la creazione di una vera e propria fusione tra due stilemi artistici che solitamente sono uno complementare all’altro\, sommando le potenze delle rispettive poetiche. Questa ambizione non poteva che essere perseguita attraverso l’unione di artisti dalla grande esperienza internazionale e sensibilità come i componenti di questa formazione. \nSilvia Bolognesi\, infatti\, si è fin da subito contraddistinta a livello internazionale e già nel 2003 viene selezionata per far parte dell’orchestra di Butch Morris con la quale partecipa alla XIII edizione del festival di Roccella Jonica e si esibisce nel 2010 eseguendo la conduction N. 192 “Possible universe” per la XXV edizione del festival di Sant’Anna Arresi. Nello stesso anno vince il “Top Jazz 2010” della rivista Musica Jazz come miglior nuovo talento del jazz italiano e nello stesso anno anche il trofeo “In Sound” per la categoria contrabbassisti. Dopo svariate collaborazioni\, nel 2017 entra a far parte del Roscoe Mitchell Sextet\, tributo a John Coltrane e nel 2018 entra a far parte dell’”Art Ensemble of Chicago 50th Anniversary”.  \nRoberto Magnani si avvicina giovanissimo al Teatro delle Albe partecipando alla non-scuola\, i laboratori che la compagnia conduce dal 1991 in tutti gli istituti superiori di Ravenna. Nel 1998 viene scelto per interpretare uno dei dodici palotini nello spettacolo I Polacchi\, testo e regia di Marco Martinelli\, ispirato all’Ubu re di Alfred Jarry. Dopo I Polacchi entra a far parte stabilmente del Teatro delle Albe e lavora in tutti gli spettacoli successivi della compagnia. Nel 2009 debutta con ODISÉA “lettura selvatica” di Tonino Guerra\, poi arriverà E’ bal\, poemetto scritto da Nevio Spadoni e realizzato insieme al musicista Simone Marzocchi\, visto anche ad Area Sismica. Nel 2018 firma come attore e regista Macbetto o la chimica della Materia\, a partire dall’opera di Giovanni Testori. Il suo lavoro più recente è Siamo tutti cannibali – Sinfonia per l’abisso (2021)\, nel quale è sul palco insieme al contrabbasso di Giacomo Piermatti. \nTobia Bondesan si trova immerso nel mondo del jazz nei primissimi anni di studio e ben presto inizia a muoversi nel campo della musica improvvisata e di ricerca. Si forma accademicamente a Siena Jazz (Siena Jazz University): conclude gli studi del percorso accademico triennale con il massimo dei voti e come primo laureato della prestigiosa istituzione\, seguito da alcuni dei migliori musicisti e docenti del panorama italiano\, con una tesi sui collettivi di improvvisatori. Si laurea al biennio specialistico in musica jazz di Bologna con 110 e lode\, approfondendo nella tesi un proprio metodo improvvisativo e compositivo. Suona con formazioni jazzistiche e con ensemble di ricerca\, collaborando con importanti nomi della musica italiana nel campo dell’improvvisazione e della musica d’avanguardia.  \nGiuseppe Sardina inizia gli studi di batteria a 11 anni e da allora non si è più fermato. Dal 2008 inizia ad avvicinarsi con sempre maggiore interesse ed entusiasmo al mondo della musica improvvisata e della ricerca musicale-artistica in senso lato\, iniziando un longevo sodalizio col pianista e compositore Alessandro Giachero e diverse stabili collaborazioni con musicisti e artisti del panorama italiano e internazionale dediti alla musica improvvisata\, alla ricerca e alla sperimentazione. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:SEABROOK TRIO (USA)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nBrandon Seabrook – chitarra elettrica\nCooper-Moore – diddley bow\nGerald Cleaver – batteria \nIl trio composto da Brandon Seabrook\, Cooper-Moore e Gerald Cleaver è tra le formazioni più originali e sorprendenti emerse sulla scena dell’avant-jazz degli ultimi anni. Specialmente per quanto riguarda la timbrica d’insieme\, i risultati ottenuti sono davvero unici. D’altra parte\, lo spirito di ricerca e avventura che caratterizza l’indole dei tre solisti sono ben noti nell’ambiente jazz\, nel free radicale e nella musica contemporanea in genere. \nNei suoi quasi due decenni di attività a New York\, Brandon Seabrook ha raccolto consensi internazionali per il suo approccio sui generis alla chitarra elettrica\, che stupisce con pirotecnici tremoli e una sensibilità entropica e miasmatica. La spaventosa precisione ritmica del suo trio oscilla tra minacciosi ostinati ripetuti\, contrappunti spigolosi e intricati e un’enorme gamma dinamica che può cambiare in un nanosecondo. Le fantasiose composizioni di Seabrook sono uno studio che trasforma un senso di sventura imminente in una liberazione catartica\, lasciando uguale spazio all’improvvisazione e alla rigida esecuzione delle complesse partiture. Con il trio Seabrook-Cooper Moore-Cleaver ha pubblicato due album\, Exultation e il recente In the Swarm. \nSeabrook è stato nominato “Miglior chitarrista di New York del 2012” dal Village Voice\, la sua produzione è stata apprezzata da NPR\, The Wall Street Journal\, Fret Board Journal\, Brooklyn Vegan\, New York Times e dalla rivista del Regno Unito\, Wire. Il lavoro di Seabrook riflette tipicamente l’energia e l’ethos laborioso del rock creativo underground\, collegando i regni del rock estremo e dell’avanguardia classica\, e percorre un’ampia fascia della musica underground contemporanea\, occupandosi di tutto\, dall’avant-jazz con i Black Host di Gerald Cleaver\, MOPDTK e collaborazioni con Anthony Braxton ed Elliott Sharp. L’appropriazione punk aggressiva da parte di Seabrook del banjo a quattro corde e la profusione di una tecnica estremamente articolata alla chitarra\, hanno trovato casa sia nelle sale da concerto fai-da-te che sperimentali\, così come nei cataloghi di etichette discografiche d’avanguardia come Cuneiform\, Tzadik\, Northern Spy\, e Firehouse 12. New Atlantis Records ha pubblicato il suo debutto solista di chitarra/banjo\, Sylphid Vitalizers\, che SPIN ha definito «un vortice eroico di accordi e note che sposa singolarmente il trance-metal con lo skronk della no wave». \nCooper-Moore è artista tra i più particolari e indipendenti della musica afroamericana. Pianista\, multistrumentista\, fabbricante di strumenti originali a corda e percussione\, ha contribuito a sviluppare la scena “loft-jazz” a New York negli anni 70 in diverse formazioni\, tra cui spicca il trio del sassofonista David S. Ware. Si è ritirato dalla scena concertistica negli anni 80\, dedicandosi all’insegnamento infantile e ad altre attività creative. Il suo ritorno sui palcoscenici lo ha visto suonare spesso il diddley-bow\, strumento a un’unica corda della tradizione popolare del Sud degli Stati Uniti\, oltre che il pianoforte. \nGerald Cleaver è tra i batteristi jazz più richiesti in assoluto\, sia in ambito tradizionale che d’avanguardia. Ha studiato con Victor Lewis e Marcus Belgrave e ha in seguito partecipato a gruppi assai diversi come quelli di Roscoe Mitchell e Henry Threadgill\, Tommy Flanagan e Eddie Harris. Sempre più attratto dalla libera improvvisazione\, ha poi fondato il trio Farmers by Nature ed è entrato come elemento stabile in diversi gruppi\, tra i quali il Matthew Shipp Trio\, Bigmouth\, Prezens. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:GHOSTED (AUS – SVE) + inaugurazione mostra fotografica Preposizioni semplici di NANNI ANGELI
DESCRIPTION:Rassegna Musica Inaudita \nore 19.00 \nin collaborazione con ISOLE CHE PARLANO\n \nMostra Fotografica di NANNI ANGELI \nPREPOSIZIONI SEMPLICI \nÈ la prima esposizione di un lavoro\, non quotidiano\, ma che dura da quasi trent’anni. Foto nate come “pezzi singoli” per “illustrare” le musiche dei dischi solisti del musicista Paolo Angeli\, mio fratello. \nOgni volta il tentativo di raccontare un disco con una foto\, alternando suggestioni e didascalie\, pellicola e digitale\, bianco e nero e colore\, con dettagli di realtà (molti) e rari campi larghi.\nOggi a uno sguardo d’insieme\, nel formato rettangolare in cui sono state scattate\, le singole foto si trasformano in un ﬂusso che molto narra del mio percorso di fotografo.\nPreposizioni semplici racconta così la storia di un rapporto profondo\, il tempo di due percorsi paralleli in cui ogni disco rappresenta un punto d’incontro. Ma forse queste foto\, tutte insieme e senza graﬁca\, ora parlano di altre storie. \nore 20.00 \nGHOSTED (AUS – SVE) \nOren Ambarchi – chitarra\nJohan Berthling – contrabbasso\nAndreas Werliin – batteria \nAmbarchi\, Berthling e Werliin – protagonisti assoluti di quella scena musicale\, sempre più ampia\, che incrocia il jazz di ricerca\, il rock psichedelico e l’elettronica più avventurosa – condividono il fascino del ritmo e della miriade di modi in cui può suddividersi all’interno del beat. Utilizzando aspetti del jazz\, della world music e delle musiche sperimentali\, ogni brano dell’album Ghosted (2022) si assesta su un groove profondo\, scavando attraverso continui aggiustamenti minimi in una sonorità ancora più profonda ed eterna. \nSi intitola Ghosted l’album collaborativo che vede assieme lo sperimentatore australiano Oren Ambarchi (chitarra) con i due “jazz rebel” svedesi Johan Berthling (contrabbasso) e Andreas Werliin (batteria)\, entrambi già in ensemble di spessore quali Fire!\, Fire! Orchestra\, Wildbirds and Peacedrums e Angles 9. Il progetto risale alla fine del 2018: Ambarchi\, Berthling e Werliin\, tre musicisti ugualmente esperti di jazz e approcci sperimentali\, si sono incontrati allo Studio Rymden di Stoccolma per fare la musica che è diventato questo lavoro.  \nÈ tutto radicato nella ricca tonalità e nelle figure ripetute del basso di Berthling\, passando dall’acustico all’elettrico. Werliin lo sostiene ma non suona mai vincolato dal ruolo di batterista\, sfruttando schemi che corrispondono ai suoi collaboratori per affermarsi come strumentista solista. Ambarchi si fa strada con sottigliezza\, con una figura armonica\, prima di allungarsi in mormorii ed espressivi effetti chitarristici.  \nLa sua chitarra\, in modo impressionante\, implica che ci sono tutti i tipi di strumenti qui – organi\, tastiere\, tromba – quando\, invece non è così. In primo piano c’è sempre un groove potente e implacabile\, ancorato al contrabbasso di Berthling e arricchito dalle imprevedibili escursioni ritmiche di Werliin.  \nSu questa base minimale e insistente\, Ambarchi costruisce un appassionante discorso solista che integra soundscape elettronici e lunghe incursioni alla chitarra elettrica. La musica procede senza sforzo\, con una naturalezza disarmante\, e riesce a catturare l’attenzione dell’ascoltatore senza mai alzare la temperatura di un ibrido musicale che dal jazz e dal rock si apre a suggestioni tribali e a un minimalismo ipnotico e rilassato\, estremamente affascinante. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:THE END (SVE – NOR)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nSofia Jernberg – voce\nKjetil Møster – sax\, clarinetto\, elettroniche\nMats Gustafsson – sax\, elettroniche\nAnders Hana – chitarra\, langeleik\nBørge Fjordheim – batteria    \nThe End è uno sforzo serio di creare nuove prospettive di musica sperimentale contemporanea\, dove elementi di rumore\, melodie e strati di energia estrema possono interagire con i diversi background e le esperienze dei musicisti e il loro lavoro in generi come il free jazz\, il noise\, il rock alternativo\, la musica improvvisata libera\, la musica popolare scandinava\, la musica contemporanea\, l’opera\, il grindcore\, la musica etnica\, il jazz e tutte le attività correlate. The End è un tentativo di utilizzare tutte le esperienze dei suoi componenti e fonderle insieme in qualcosa di nuovo e creativo. Qualcosa di più profonda bellezza poetica e dura brutalità. \nLa traduzione di Allt Är Intet – l’album che un paio d’anni fa ha incarnato per la seconda volta la collaborazione tra Sofia Jernberg\, Kjetil Møster\, Mats Gustafsson\, Anders Hana e Børge Fjordheim – è “Tutto è nulla”\, un titolo abbastanza azzeccato per una band già in possesso delle tendenze sonore da “terra bruciata” e del nome nichilista di The End. Tuttavia c’è una certa ambiguità in questa filosofia; l’interpretazione più cupa e disperata può essere contrastata da una meditativa più onnicomprensiva\, una con l’universo. Forse sorprendentemente\, entrambe le conclusioni si adattano a Allt Är Intet\, il notevole secondo album completo dei The End. Chiunque abbia familiarità con il lavoro di questi musicisti che superano ogni limite conosce la loro ferocia e la capacità di spingere la musica verso estremi brutali con un’intensità mirata\, come dimostra l’audace debutto del 2018 dei The End\, Svarmod Och Vemod Är Värdesinnen. Ma il loro seguito\, ottenuto dopo due anni di continua esplorazione insieme\, raggiunge un equilibrio esaltante tra i vorticosi maelstrom del suo predecessore e una bellezza più densamente stratificata e ossessionante. \n«La band – dice Mats Gustafsson\, vecchia conoscenza di Area Sismica – è composta da un mix molto interessante di persone\, e il mix di riff brutali e materiale melodico free jazz è per me un sogno che si realizza. Anche a me piace la musica semplice e neandertaliana\, ma questa ha così tanti strati complessi». \nÈ come se l’industrial grindcore free jazz incontrasse l’estetica sing & noise hardcore folk music. The End significa il sensazionale ritorno di Anders Hana alla chitarra\, dopo anni di intensa batteria grindcore. The End significa il primo incontro serio dei due innovativi sassofonisti scandinavi Møster e Gustafsson in un’unità co-diretta. The End significa la presentazione della voce estrema di Sofia Jernberg in un contesto totalmente nuovo\, circondata da elettronica estrema e attività di batteria. The End significa un gruppo totalmente nuovo del leggendario batterista dei Cloroform Børge Fjordheim. The End significa The End. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:FABRIZIO PUGLISI cineconcerto
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nc/o Lupo 340 (mappa) \nsonorizzazione live dei film di Charlie Chaplin The Immigrant e The Rink\na cura di \nFabrizio Puglisi \ntastiere\, oggetti sonori \nChaplin risuona a Lupo a ritmo di jazz con il pianista\, compositore e improvvisatore Fabrizio Puglisi\, impegnato nella sonorizzazione live di due film muti di Charlie Chaplin\, The Immigrant (1917) e The Rink (1916). Membro storico del Collettivo Bassesfere\, Puglisi da sempre ama sconfinare nei territori di altri linguaggi artistici interagendo con la danza o collaborando con attori\, scrittori\, poeti\, registi e artisti visivi. Presentata a Catania in premiere nel gennaio 2020\, la sonorizzazione dei corti di Chaplin è stata commissionata a Puglisi dall’AME (Associazione Musicale Etnea). \nNel cinema muto d’inizio secolo si commissionava ad arrangiatori professionisti la scrittura di un accompagnamento musicale che veniva suonato dal vivo nelle sale\, talvolta dal piano o da un organo\, talvolta da piccoli ensemble che adattavano liberamente la partitura.  \nIl grande bandleader Count Basie racconta che da ragazzino andava al cinema più per sentire Fats Waller accompagnare le immagini all’organo che per vedere il film stesso.  \nLo stesso Basie suonò nei cinema da giovane per procurarsi qualche dollaro ammettendo che\, non avendo a quel tempo grande dimestichezza con la musica scritta\, si manteneva a una certa distanza dalla partitura cercando di individuare il carattere del brano\, il tempo\, la tonalità e reinterpretandolo liberamente sulle immagini perlopiù improvvisando.  \nUna pratica che doveva essere abbastanza diffusa al tempo soprattutto nei cinema di periferia o nei quartieri poveri dove i musicisti raggranellavano qualche spicciolo suonando sui film dell’epoca. La musica nei film per Chaplin – egli stesso autore di tantissime delle melodie – non doveva essere troppo sinfonica o enfatica\, non era il suo scopo fare musica da concerto ma preferiva una distanza con gli attori e l’intreccio.  \nA Lupo\, la sonorizzazione di due film di Charlot\, The Immigrant e The Rink\, sarà eseguita dal vivo da Fabrizio Puglisi\, pianista e compositore che scandisce perfettamente i movimenti del protagonista con i più disparati strumenti.  \nAccade che “giochi” con la cassa del pianoforte per restituire gli effetti sonori e onomatopeici di una nave\, o faccia uso di sintetizzatori\, oggetti elettronici e persino giocattoli\, mescolando generi e autori – Jelly Roll Morton\, Fats Waller e lo stesso Charlie Chaplin – in una riuscita operazione dell’uso contrappuntistico della musica in chiave jazz. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:ERIC CHENAUX (CN) in collaborazione con MMT Lab e Lampedée APS
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nc/o Lupo 340  \nPROGETTO IMPRO-LIGETI di Area Sismica\, MMT Creative Lab Milano\, Ass.ne Lapedè Brescia\, con il supporto del Progetto Speciale del Ministero della Cultura \nA Lupo 340 arriva un talento cristallino\, un artista in stato di grazia e dallo stile unico e personale. Il canadese Eric Chenaux negli ultimi dieci anni ha rivoluzionato il mondo e il senso del songwriting di matrice jazz: i suoi dischi affrontano la relazione tra struttura e improvvisazione\, in modi molto particolari e unici\, senza cinismo ma con amore. Perché in fondo quelle di Chenaux sono canzoni d’amore\, che canta con voce dolce e limpida\, mentre la chitarra si piega delicatamente\, diverge e scompone. A dispetto di un’innegabile vena iconoclasta\, la sua musica rimane meravigliosamente calda\, generosa e in ultima istanza accessibile.  \nLa giustapposizione tra crooning morbido e vellutato e le esplorazioni sperimentali della chitarra apre a nozioni inedite di accompagnamento e canto e a forme non convenzionali di interplay timbrico e tonale. Il suo è un suonare la chitarra attorno e contro la voce\, improvvisando “con se stesso” allo scopo di catturare momenti di interdipendenza imprevisti e intimi. Un gioioso abbandono allo spazio improvviso e improvvisativo in cui gioco e leggerezza vengono presi molto sul serio. \nDa qualche anno Eric Chenaux vive in Francia\, ma è stato un caposaldo della musica DIY e sperimentale a Toronto negli anni ‘90 e 2000\, leggenda del post-punk locale con Phleg Camp (assolutamente da recuperare se amate gli Shellac) e Lifelikeweeds. Dal 2006 incide per Constellation Records: una discografia geniale che spazia dal folk più avventuroso\, sontuoso\, languoroso e decostruito\, al jazz\, fino a ballate di influenza pop. Eric compone anche colonne sonore e musica per la danza\, e collabora regolarmente con altri artisti: tra di essi Marla Hlady\, con la quale ha realizzato numerose installazioni sonore\, e il regista Eric Cazdyn\, con cui ha realizzato il film Play the Cube nel 2014. Ha fatto inoltre parte della band del musicista canadese Sandro Perri partecipando a vari suoi album\, e ha suonato\, tra gli altri\, con Radwan Ghazi Moumneh (Jerusalem in My Heart)\, Martin Armold\, Pauline Oliveros\, John Oswald\, Michael Snow\, Han Bennink\, Michael Moore. \nSay Laura (2021) è il suo ultimo disco solista\, acclamato dalla critica (secondo miglior disco del 2022 per la rivista Blow Up). Prima c’era stato Slowly Paradise (2018)\, altro capolavoro\, che gli era valso (tra le altre cose) la copertina di The Wire. \n  \nCucina aperta nelle sere di concerto \ninfo e prenotazioni: 345 6638289 – Via XXVII TRAVERSA – Arenile\, 340\, 48015 Cervia – loc. Milano Marittima (RA) \n 
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SUMMARY:AUT AUT Cammino Multidisciplinare tra Linguaggi Senza Compromessi
DESCRIPTION:c/o Lupo 340 (mappa) \nAUT AUT (in collaborazione con Drogheria Gitana di Forlì) è una serata speciale e simbolica nella programmazione di Lupo. Simbolica\, in quanto\, oltre alla musica live\, il protagonista sarà anche l’altro caposaldo dello stabilimento cervese\, ossia l’estrema attenzione alla cultura enogastronomica naturale e sostenibile. A partire dalle 18 si avranno allora degustazioni di cibo e vini naturali a cura di una dozzina di aziende del territorio\, poi sarà un privilegio ascoltare Sandro Sangiorgi – il più autorevole insegnante di materie legate al vino\, nonché uno dei pochi critici realmente indipendenti – in dialogo con il filosofo Rocco Ronchi. Alle 19 poi\, ecco una degustazione guidata di vini naturali e di cibo curata dallo stesso Sangiorgi\, mentre il gran finale di AUT AUT è affidato alle ore 20 al quartetto Red Planet. \nSANDRO SANGIORGI \nSandro Sangiorgi è giornalista\, scrittore e divulgatore. Nato a Friburgo\, Svizzera\, nel 1962\, si occupa professionalmente di vino da oltre quarant’anni. Nel 1981 diventa sommelier professionista. Nel 1986 è tra i fondatori dell’associazione Arcigola\, divenuta in seguito Movimento Slowfood. Nel 2000 dà vita al progetto Porthos\, curandone il periodico e l’intensa attività didattica. Le sue lezioni sono state frequentate da più di 18mila persone. Con Porthos Edizioni ha pubblicato quattro libri: Il matrimonio tra cibo e vino\, L’invenzione della gioia\, Manteniamoci Giovani – Vita e vino di Emidio Pepe e Il vino capovolto. Come editore ha curato le edizioni italiane del volume dedicato alla biodinamica di Nicolas Joly\, Il vino tra cielo e terra\, e il graphic-novel di Étienne Davodeau Gli ignoranti. \nNel 2020 ha completato il percorso della rivista Porthos con l’uscita del numero 37\, l’ultimo della trilogia dedicata ai vini naturali che comprende anche il 35 e il 36. È considerato il più autorevole insegnante di materie legate al vino e uno dei pochi critici realmente indipendenti. Segue con grande interesse il cinema e la poesia. Pratica il buddismo di Nichiren ed è membro della Soka Gakkai. \nL’approccio naturale cerca di sanare e ricucire la ferita che la eno-tecno-industria ha inferto al vino. Probabilmente le intenzioni erano buone\, per esempio c’era il legittimo desiderio di produrre e vendere liquidi puliti e ben fatti\, per reagire a una diffusa visione casalinga che\, nel secondo dopo guerra\, accumulava difetti e li spacciava per tipicità. Ciononostante si è andati così oltre da equivocare il mezzo e trasformarlo nella ragione di una scelta. Sono andate perdendosi la centralità e l’unità del vino. Si è pensato di scomporlo e di adattarlo prima alle più svariate tecniche produttive e poi a modelli commerciali affermati\, tralasciando colpevolmente identità e consuetudini territoriali. Si è creduto che questi ultimi cinquant’anni fossero in grado di cancellarne centinaia\, come se l’ultima soluzione fosse per forza quella buona. Il principio col quale ha lavorato questa macchina infernale è primariamente agricolo e ha riguardato sia la meccanizzazione delle pratiche colturali sia la scelta di lottare contro le malattie senza comprenderne la natura. Allontanando la persona dall’attività contadina è andata via via spegnendosi la vita. È stato fatale doverla ricostruire attraverso una chimica d’intervento\, sul terreno come in cantina. La tecnologia ha preso il sopravvento e non è andata certo per il sottile\, come dimostra la banalità della produzione enologica mondiale. Non si tratta solo dei vini a basso costo sfornati in milioni di esemplari\, sono coinvolte la gamma dei cosiddetti premium wines – sorta di bottiglie trofeo usate dall’industria come specchietto per le allodole – e molta parte della fabbricazione artigianale che non riesce a divincolarsi dai protocolli produttivi. È una ferita profonda che va sanata reinserendo le persone nell’agricoltura\, recuperando i saperi antichi ai quali affiancare la ricerca scientifica e\, non ultima\, riprendendo a osservare e a proteggere la vita nel suo svolgersi. Il compito del consumatore è riprendersi il ruolo da protagonista del mercato\, smettendo di lamentarsi e usando questa energia per apprendere ed esercitarsi a conoscere la bellezza del vino nella sua unità e interezza. \nROCCO RONCHI \nFilosofo\, insegna Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi dell’Aquila e Filosofia presso l’IRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata) di Milano e Ancona. Tiene corsi e seminari in varie università italiane e straniere.\nDirige la scuola di filosofia Praxis di Forlì. La sua opera più nota e tradotta è Canone minore. Verso una filosofia della natura. Feltrinelli\, Milano 2017.\nCon Riccardo Panattoni ha recentemente curato il volume Kafka:\, Mimesis\, Milano 2023 \nRassegna Musiche Extra-Ordinarie\nRED PLANET \nMarco Colonna – sax\nEdoardo Marraffa – sax\nMarco Zanotti – percussioni\nFabrizio Spera – batteria \nUna formazione creata appositamente nel 2020 per Area Sismica\, che rimescola le carte già dal tipo di musicisti\, un doppio duo fiati/percussioni animato da interpreti di grande esperienza nei rispettivi ambiti\, che hanno dimostrato nei fatti la loro grande apertura mentale rispetto a disparati percorsi artistici. Anche in questo caso la ricerca di elementi destabilizzanti porterà a risultati sorprendenti\, vista la presenza di musicisti del calibro di Marco Zanotti\, Edoardo Marraffa\, Fabrizio Spera e Marco Colonna\, capaci di spaziare in ogni meandro della sfera emozionale che solo uno spettacolo dal vivo può regalare. \nGuida alle degustazioni di cibo e vini naturali con Sandro Sangiorgi e le cantine: \nMicrobio Wines Ismael gozalo \nVinos al Margen Ricardo López \nAlberto Volanti Azienda agricola delle Selve \nAzienda Agricola Gallino \nFabio Elleri Gitana Wines \nAzienda Agricola Ferretti Elisa e Denise \nDamiano Donati cantina anonima \nTra il Saké e Manga\nconversazione e degustazione a base di Sake a cura di Chicca Vancini e sonorizzata da Natsutaro \n  \nIngresso libero
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SUMMARY:GUERRI & GRILLINI (IT) + inaugurazione Mostra Fotografica New York 1979 di FAUSTO FABBRI
DESCRIPTION:Rassegna Musica Inaudita \nc/o Lupo 340 (mappa) \nore 19.00 \nMostra Fotografica di FAUSTO FABBRI \nNEW YORK 1979 \n“E’ nata a Lupo\, con Ariele\, l’idea di questa mostra con vecchie foto dell’estate a New York nel 1979. Quello era un anno di confne\, la fne degli anni settanta e l’inizio del decennio degli ’80\, e questo confne percorreva il paesaggio di tutta Manhattan\, con le diverse mode\, musiche\, flosofa di vita e le sue droghe. Nel Greenwich Village le musiche country-rock- jazz\, i locali mitici come il CBGB\, nell’aria l’odore della marijuana. Nell’ East village e a Broadway\, l’odore degli hot dog\, locali come Danceteria ( post punk ) e Studio 54 ( disco- dance e edonismo all’eccesso ) e\, ovunque\, i “paraphernalia” negozi con accessori per il consumo e il taglio della cocaina. La colonna sonora di questo paesaggio variato era la musica di strada\, in ogni angolo\, in ogni stile e di altissimo livello. Ogni giorno lo facevo quasi tutto questo percorso\, prima di rientrare a tarda notte nel mio economico albergo per alcolizzati a Times Square\, passando davanti allo Studio 54\, sempre strapieno di gente fuori che pregava per entrare. In uno dei miei primi giorni\, sotto l’arco di Washington Square\, c’era un duo di chitarre con una versione lancinante di “ all along the watchtower “. La chitarra solista era un ragazzo senza mani\, con un tubo cromato fssato al moncherino sinistro e un plettro al destro. Così ho comprato un registratore a cassette da 20 dollari e ho cominciato a registrare la musica che incontravo. Questa mostra\, che si apre con quell’immagine e si chiude con quella di Studio 54\, è un piccolo racconto di quell’estate.\n5 foto sono accompagnate da un QR code che rimanda alla musica registrata allora\, relativa a quella foto.”\nFausto Fabbri \nFausto Fabbri è titolare dalla metà degli anni ottanta di uno studio di fotografia editoriale e pubblicitaria\, con pubblicazioni su libri e riviste a diffusione nazionale. Nel 1990 è cofondatore della rivista di interviste e foto\, a diffusione nazionale\, Una Città\, di cui cura\, fino al 2010\, la parte fotografica pubblicando alcune migliaia di foto e decine di reportage di approfondimento\, su tematiche di società e costume. \nore 21.00 \nLA TESTA NO! \nFrancesco Guerri – violoncello\, effetti\nAndrea Grillini – batteria\, percussioni \nGuerri & Grillini è un eclettico duo di batteria e violoncello\, dal retrogusto prog\, che suona fondamentalmente musica scritta\, originale. Potremmo anche aggiungere armonicamente tonale\, in un rinnovato neoclassicismo che rinnega lo spartito e fa a cazzotti appena può con la melodia.\nFrancesco Guerri\, formazione classica e folgorazione per la libera improvvisazione dopo un seminario con Tristan Honsiger (collaboratore di Cecil Taylor\, Steve Lacy e Derek Bailey) che lo ha condotto a suonare con William Parker e Butch Morris\, ha una concezione della musica che non può prescindere dalla passione e dal coinvolgimento.\nAndrea Grillini è molto di più che un batterista\, è un compositore e un catalizzatore di suoni attorno al quale si creano spesso eccellenti formazioni della scena avanguardista nazionale. \nSotto il nome La testa no!\, Guerri&Grillini hanno registrato Malebolge\, album che nasce da un’intensa e costante attività di ricerca che i due musicisti intraprendono nel corso di alcuni anni. Da un lato il punto di partenza era un materiale scarno ed essenziale\, di natura sostanzialmente violoncellistica. Dall’altro c’è la tentazione di trasformare questo materiale (attraverso un raffinato lavoro di arrangiamento e di ricerca timbrica) in forme complesse e di spessore talvolta orchestrale. L’uso parsimonioso dell’elettronica va nella stessa direzione: aggiungere ulteriori strati a una gamma già molto ampia di soluzioni che i due strumenti offrono nella loro dimensione acustica. Malebolge è stato registrato tra agosto e dicembre 2021 presso il Duna Studio di Russi e qui magistralmente mixato e masterizzato da Andrea Scardovi. \nIl cesenate Francesco Guerri – uno tra i più eclettici violoncellisti in circolazione\, con collaborazioni anche nel mondo teatrale con Teatrino Clandestino\, Teatrino Giullare\, Chiara Guidi-Socìetas – è tra i fondatori del quartetto tellKujira\, prodotto da Area Sismica. \nAndrea Grillini\, emiliano\, nel 2015 ha ricevuto\, assieme al gruppo Fuel Quartet\, il premio ”WeInsist” della MIDJ (musicisti italiani di jazz)\, come miglior gruppo di nuovi talenti. Suona e collabora con musicisti come Stefano de Bonis\, Fabrizio Puglisi\, Edoardo Marraffa\, Pasquale Mirra\, Vincenzo Vasi\, ed è membro della Tower Jazz Composers Orchestra. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289 \n 
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SUMMARY:BORGUEZ conversazione/ascolti di e con MARCO BOCCITTO
DESCRIPTION:c/o Lupo 340 (mappa) \nBorguez dialoga con Marco Boccitto \nMercoledì 5 luglio alle ore 21\, presso Lupo 340\, ritroviamo Marco “borguez” Borghesi\, che condurrà una conversazione/ascolto guidato con Marco Boccitto di Radio3. Marco Boccitto è giornalista\, conduttore radiofonico\, mischiadischi itinerante\, lavora al “manifesto” e a Radio3 per la trasmissione Battiti\, ma soprattutto ascolta e fa ascoltare musica da una prospettiva spudoratamente afrocentrica. \nDopo gli esordi nella radiofonia “libera” romana\, dal 1987 al 1995 è uno dei più giovani conduttori del programma Rai-Stereonotte. Negli anni successivi inizia la collaborazione con Radio3\, per cui cura una rubrica all’interno di RadioTreSuite. In seguito conduce per Radio2 i programmi Suoni & Ultrasuoni e Boogie Nights. Agli inizi degli anni 2000 il ritorno a Radio3\, come conduttore della parte musicale di Fahrenheit e come collaboratore di Cento Lire\, Tournée\, Fuochi\, Il Terzo Anello\, File Urbani\, Alza il Volume\, La Musica tra le Righe. Attualmente è uno dei conduttori del programma L’Idealista. \nBoccitto inoltre collabora con La Repubblica (Musica!\, D)\, Fare Musica\, Nigrizia\, World Music Magazine\, Marie Claire. Attualmente è capo-redattore al quotidiano “il manifesto”\, per il quale ha lavorato a lungo sulle pagine di arti&media e Alias\, oltre che per la sezione Internazionale\, scrivendo editoriali e reportage dall’Africa e dall’Asia Centrale. Conduce anche spazi musicali per RaiSatShow e del programma Music Portraits per Cult Network\, con partecipazioni al programma Souffles di France 3. \nAffermatissimo dj – ha suonato\, tra i tanti\, al Brancaleone di Roma\, al Maffia di Reggio Emilia\, ai Magazzini Generali di Catania\, ad Area Sismica al Link di Bologna\, al 1° Maggio a piazza San Giovanni a Roma e alla Festa di Internazionale di Ferrara – ha anche scritto i libri Mother Africa e i suoi figli ribelli (Theoria) e Capoverde – Un mondo a parte(Exòrma)\, pubblicato la raccolta discografica Globe@at (Irma Records)\, realizzato i docu-live L’Asia centrale c’entra e Potere della musica/Musica del potere. \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289 \n 
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SUMMARY:presentazione della Collana CHORUS della casa editrice QUODLIBET con Stefano Zenni e Fabio Ferretti
DESCRIPTION:c/o Lupo340 \nChorus è una collana dell’editore Quodlibet nata per raccontare pagine importanti della storia della musica del Novecento. \nI titoli finora usciti si sono concentrati prevalentemente sul Jazz e su alcune figure centrali della musica afroamericana. Sono libri che parlano di uomini\, del loro percorso di artisti\, e di come la loro arte sia riuscita ad aprire orizzonti decisamente nuovi\, lasciando una traccia profonda. \nAllo stesso tempo raccontano l’epoca nella quale sono vissuti\, delineando una vera e propria storia sociale. \nChorus nasce nel 2017 da un’idea di Fabio Ferretti\, che la dirige\, ma si avvale di contributi e collaborazioni di studiosi autorevoli: fra tutti\, Claudio Sessa e Stefano Zenni. \nArt Ensemble of Chicago\, Jelly Roll Morton\, Miles Davis\, Louis Armstrong\, Paul Bley: sono i protagonisti che hanno caratterizzato finora quest’avventura editoriale. È in preparazione l’autobiografia di Sidney Bechet\, prima traduzione italiana. \nFabio Ferretti haideato e animato “Emilia Concerti sul Prato”\, jazz e musica contemporanea dal 2002 al 2018 a Portonovo sul Monte Conero AN.\nDal 2017 cura Quodlibet Chorus\, la collana libri di musica inserita nel catalogo Quodlibet\, la casa editrice alla quale è legato dalla metà degli anni Novanta. \nStefano Zenni è uno dei più noti musicologi in ambito afroamericano. E’ titolare della cattedra di Storia del jazz presso il Conservatorio di Bologna. Da più di 25 anni è il direttore della rassegna MetJazz presso la Fondazione Teatro Metastasio di Prato. Dirige il Torino Jazz Festival\, di cui è già stato direttore dal 2013 al 2017. Per questi festival ha realizzato numerose produzioni originali\, prime assolute ed esclusive con i più grandi artisti internazionali.\nE’ autore di libri su Louis Armstrong (Satchmo. Oltre il mito del jazz\, nuova edizione 2018)\, Herbie Hancock\, Charles Mingus\, oltre a I segreti del jazz e la vasta Storia del jazz. Una prospettiva globale (Stampa Alternativa). Il saggio Che razza di musica. Jazz\, blues\, soul e le trappole del colore (EDT) ha suscitato un vivace dibattito in ambito musicale.\nTiene con successo conferenze divulgative in tutta Italia\, tra cui le Lezioni di jazz a Roma. \nE’ stato a lungo collaboratore di Musica Jazz e del Giornale della Musica. Redige le voci jazz per Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani) e del Grove Dictionary of Jazz. E’ stato candidato ai Grammy Awards come autore delle migliori note di copertina.\nCollabora da oltre 30 anni con Rai Radio3. \n  \nIngresso libero
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SUMMARY:MARC RIBOT CERAMIC DOG (USA)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nMarc Ribot – chitarra\, voce\nShahzad Ismaily – chitarra\, basso\nChes Smith – batteria \nFree\, punk\, funk\, sperimentale\, psichedelico\, post-elettronico. In poche parole\, Ceramic Dog. Il potente ed esplosivo trio composto da Marc Ribot (Los Cubanos Postizos\, John Zorn\, Tom Waits)\, insieme a due dei migliori musicisti rappresentativi della nuova generazione della scena rock underground improvvisativa e sperimentale di New York e della California: Shahzad Ismaily (Will Oldham\, Secret Chiefs 3\, Jolie Holland\, Yoko Ono) al basso e all’elettronica\, e Ches Smith (Xiu Xiu\, Good for Cows\, Secret Chiefs) alla batteria. Presentano il nuovissimo album\, Hope\, in uscita il 25 giugno 2023. \nNel maggio del 2020\, Marc Ribot aveva iniziato a trovare deprimente l’essere depresso. Il chitarrista e il suo trio Ceramic Dog – il bassista/multistrumentista Shahzad Ismaily e il batterista Ches Smith – non suonavano da mesi. Così\, tutti i partecipanti hanno deciso di recarsi allo studio Figure 8 Recording di Ismaily a Brooklyn per registrare quello che sarebbe diventato Hope\, in uscita il 25 giugno per Northern Spy. «In origine – dice Ribot – volevamo chiamarlo Better Luck Next Time\, ma ci sembrava… in qualche modo non necessario». \nLa band\, che pubblica musica dal 2008\, ha ideato un ordine di operazioni per entrare in studio\, lavarsi le mani e sistemarsi in un luogo sicuro. Ribot\, Ismaily e Smith non si sono mai visti durante le sessioni a causa delle misure di sicurezza; stavano lavorando per evitare che i polmoni “incasinati” del bassista compromettessero la sua salute. Ma grazie alla capacità tecnica di Ismaily\, tutti «si sentivano meglio che mai»\, ha detto Ribot. Con le dovute precauzioni\, il trio si è dedicato alla realizzazione di otto brani originali che riflettono l’incertezza dell’epoca e che si concludono con una rivisitazione di Wear Your Love Like Heaven di Donovan\, in cui il trio trasforma l’idealistico sforzo psych-folk in un pezzo ruminativo e parlato. Sfruttando il desiderio artistico represso\, le sessioni hanno anche prodotto abbastanza materiale per What I Did On My Long “Vacation”\, una sorta di teaser per questa spedizione attuale nell’ottobre 2020.  \n«Quando presi un taxi per andare in studio con il mio amplificatore\, era la prima volta che prendevo un taxi da tre o quattro mesi»\, ha ricordato Ribot\, che ha suonato con Tom Waits\, Jack McDuff\, Diana Krall e innumerevoli altri. «E ho preso un taxi solo una volta; le altre volte sono andato in bicicletta. Sono stato un ragazzo molto bravo». \nAnche se il leader della band ha creato istantanee dettagliate della vita dell’epoca della pandemia per Hope\, la passione che ha spinto Ceramic Dog a tornare in studio è palpabile in ogni brano. «Eravamo così felici di suonare\, registrare e fare di nuovo musica»\, ha detto Ribot. «In futuro – se ci saranno tempi futuri – quando la gente guarderà indietro all’ultimo anno\, non ci crederà. Ma questo disco è stato la nostra testimonianza… e la nostra linea di vita». \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:MAT - Allulli\, Diodati\, Baron (Ita)
DESCRIPTION:Rassegna Musica Inaudita \nMAT \nMarcello Allulli – sax tenore\nFrancesco Diodati – chitarra\nErmanno Baron – batteria \nl trio composto da Marcello Allulli\, Francesco Diodati ed Ermanno Baron presenta il nuovo album. \nUna totale fiducia reciproca che si traduce in concerti carichi di tensione emotiva in cui rapide sferzate noise si alternano a momenti lirici\, cori di sinuose melodie si sovrappongono a incastri ritmici complessi. MAT è un getto sonoro dalle dinamiche estreme che tengono con il fiato sospeso fino all’ultima nota. Ingresso\, come sempre\, gratuito. \nIl trio nasce nel 2007 e presto si fa notare per la profonda e spregiudicata ricerca in cui suoni acustici ed elettronici si fondono indissolubilmente. D’altronde il percorso di Marcello Allulli\, Ermanno Baron e Francesco Diodati parla chiaro: una formazione cominciata nei conservatori\, seminari e workshop di jazz e musica classica che si sviluppa fra frequenti session informali\, residenze artistiche\, viaggi e concerti in tutto il mondo. \nIl trio ha registrato tre album (Hermanos\, MAT\, Musgo Y Luna)\, nei quali incontrano musicisti del calibro di Fabrizio Bosso\, Antonello Salis\, Glauco Venier\, Javier Moreno Sanchez. Nel 2021 esce l’album In front of per la prestigiosa Tuk Music. La copertina è impreziosita dall’opera King Kong R’n’R dell’artista Bankeri. \nIn front of è una storia di otto capitoli dove tutti i musicisti sono autori\, interpreti e arrangiatori. Il disco è la sintesi di un pensiero sempre in movimento che ha portato il MAT a essere un gruppo dove ogni componente è parte attiva e pensante di ogni dettaglio; il risultato della ricerca di tre persone che hanno la necessità di mettersi continuamente in discussione musicalmente e di lavorare insieme sul mistero che la musica e l’arte portano con sé. Il suono del trio come un unicum organico è infatti il filo conduttore attraverso il quale seguire un racconto musicale fatto di ballate struggenti\, ritmi serrati\, astrazioni oniriche: In front of è la title track composta da Baron; River\, Brothers e Song for Migrants sono di Diodati\, Ornette\, Perché ed Edele sono composte da Allulli. Impro River è l’ultimo brano del disco\, un momento di composizione spontanea libero e immaginifico. \nINGRESSO LIBERO \nCucina aperta nelle sere di concerto \ninfo e prenotazioni: 345 6638289
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SUMMARY:BORGUEZ conversazione/ascolti di e con PINO SAULO
DESCRIPTION:c/o Lupo 340 (mappa) \nIl giornalista di Radio3 in una conversazione/ascolto guidato \nMercoledì 19 luglio alle ore 21\, presso Lupo 340\, ritroviamo un nuovo appuntamento delle conversazioni musicali con giornalisti\, speaker radiofonici ed esperti curata e condotta da Marco “borguez” Borghesi. \nOspite della serata sarà Pino Saulo\, voce storica di Radio RaiTre (Battiti) e fulcro radiofonico nazionale delle musiche alternative internazionali. \nAutore\, produttore e conduttore radiofonico\, Pino Saulo ha collaborato alla realizzazione di “Audiobox” ed è da molti anni responsabile della programmazione jazz di Rai Radio3. Ha prodotto decine di concerti dal vivo e trasmesso più di un migliaio di concerti; ha organizzato eventi radiofonici con collegamenti diretti tra varie radio europee e ha creato e condotto diversi programmi radiofonici (“Inaudito”\, “Agguati”\, “Fonorama”\, “Fuochi”); è stato inoltre il curatore di Invenzioni a due voci e ha ideato e organizzato con la Fondazione Musica per Roma i festival New York Is Now!\, Le Labbra Nude\, Be Music\, Night e il recente Fauves!; ha ideato e curato la rassegna Viva! per il Festival RomaEuropa. È stato il direttore artistico dell’etichetta Tracce prodotta da Rai Trade. È ideatore e curatore di “Body & Soul” nonché di “Battiti”\, in onda tutte le notti sempre su Radio3. \ningresso libero \ninfo e prenotazioni cena: 345 6638289 \n 
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SUMMARY:WE3 (Chiapperini\, Pissavini\, Grasso)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nWE3 (Ita)  \nFrancesco Chiapperini – sax baritono\, clarinetto basso\, synth\nLuca Pissavini – violone\nStefano Grasso – batteria \nIspirata a The Trio\, storica formazione degli anni Settanta composta da John Surman\, Barre Phillips e Stu Martin\, WE3 ne riprende la strumentazione e ne aggiorna lo spirito in composizioni perlopiù originali. Le sonorità che creano sono ruvide\, possenti\, piene. I dialoghi tra sassofono baritono\, violone e batteria sono continui\, senza alcuna interruzione\, come un flusso che ha la forza di travolgere\, e allo stesso tempo di circondare con un abbraccio\, tutto ciò che ruota attorno ai tre musicisti. \nIl trio WE3 si ispira alla musica sciamanica proponendo un particolare repertorio dedicato agli anni settanta. L’ispirazione nasce dalla musica magmatica e sciamanica che John Surman\, Bar Philips e Stu Martin hanno proposto attraverso la loro storica formazione The Trio. Allo stesso modo attraverso un repertorio di composizioni originali\, WE3 rende omaggio a quel sentire che\, negli anni ’70\, vide l’incisione di capolavori quali The Trio\, Conflagration e molti altri. Le sonorità che ne scaturiscono sono ruvide\, possenti\, piene. I dialoghi tra sassofono baritono\, violone\, e batteria sono continui\, senza alcuna interruzione\, come un flusso che ha la forza di travolgere\, e allo stesso tempo di circondare con un abbraccio\, tutto ciò che ruota attorno ai tre musicisti. \nWE3 è il gruppo vincitore del premio Taste of Jazz 2022\, ed è sostenuto da Nuova Generazione Jazz\, il progetto dedicato ai giovani jazzisti italiani dell’Associazione I-Jazz con il supporto del Mic e il sostegno di NuovoIMAIE. \n  \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:SHE'S ANALOG (Calderano\, Sguera\, Iacovella)
DESCRIPTION:Rassegna Musica Inaudita \nc/o Lupo 340 (mappa) \nStefano Calderano – chitarra elettrica\nLuca Sguera – piano preparato\, prophet\, synth\nGiovanni Iacovella – batteria\, live electronics\, synth \nI She’s Analog esplorano le possibilità sonore offerte da una particolare declinazione del più classico degli ensemble: il trio. L’idea è quella di una musica creata collettivamente che\, a partire da uno spunto compositivo sempre più esile\, si arricchisce di un’improvvisazione sempre più radicale. Tutti e tre i musicisti contribuiscono a creare una tessitura sonora sempre più ricca e coerente\, mescolando le singole voci dei loro strumenti\, al punto che diventa quasi impossibile stabilirne la fonte. \nNell’ultimo decennio la scena musicale fiorentina è tra le più prospere e creative d’Italia e non solo. Un vero e proprio punto di riferimento quanto a qualità\, innovazione\, immacolata libertà espressiva rispetto alle trite logiche di mercato. Da questo contesto proviene il collettivo She’s Analog. La sonorità del trio – felicemente inclassificabile – genera nel dialogo musicale\, nell’incontro delle differenti influenze e background dei singoli musicisti: classica contemporanea\, jazz\, post-rock\, minimalismo\, musica elettronica\, tutti linguaggi che interagiscono dialetticamente\, creando preziose trame e aprendo scorci su nuovi territori\, sempre diversi\, emozionali\, mai astratti. Le loro composizioni partono da uno spunto musicale per inseguire una narrazione estemporanea che – nell’interazione e nella miscela delle voci degli strumenti – si arricchisce di trame iridescenti\, scorci inattesi\, strutture cangianti ma non astratte. Il primo album What I Bring\, What I Leave (Auand Records\, vinile\, 2020) è stato realizzato con il supporto tecnico e creativo di Dan Kinzelman e di Renato Grieco (kNN). She’s Analog è stata selezionata tra le 12 migliori band al Germany 12 Points 2022 \nIngresso libero \nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:RUINZU (JP – IT)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nMassimo Pupillo – basso el\nTatsuya Yoshida – percussioni \nRuinzu è un inedito progetto messo in piedi da due tra i più prolifici e significativi musicisti dell’era contemporanea\, Massimo Pupillo e Tatsuya Yoshida. Il primo\, più volte ospite di Area Sismica in varie incarnazioni\, è tra i fondatori dell’imprescindibile trio romano Zu\, nonché collaboratore di praticamente tutti i nomi che contano dall’avanguardia al rock\, da Terry Riley a Thurston Moore\, da Alvin Curran a Mats Gustafsson. Yoshida è invece semplicemente uno dei batteristi\, compositori\, improvvisatori e polistrumentisti più innovativi della scena musicale d’avanguardia giapponese\, anch’egli forte di collaborazioni sontuose\, da Fred Frith a John Zorn. \nNato a Roma\, Pupillo inizia a suonare la chitarra classica a 9 anni con un maestro\, poi a 14 anni scopre il basso elettrico e da allora prosegue da autodidatta e con 10mila band diverse. Dal metal e dal post-punk arriva entro i 20 anni a interessarsi e frequentare l’ambient\, l’industrial e la contemporanea. Nei primi anni 90 entra a far parte di una storica band/collettivo artistico romano chiamato Gronge\, e nel 1997 con altri due membri degli stessi\, fonda gli Zu. Gli Zu da allora suonano in tutto il mondo\, con più di 2.000 concerti e circa 20 album all’ attivo. Assieme agli Zu collabora con Mike Patton e pubblica tre album per la sua etichetta\, la Ipecac Recordings. Parallelamente agli Zu\, Massimo Pupillo ha all’attivo collaborazioni con nomi storici dell’avanguardia\, quali Terry Riley\, Alvin Curran\, il duo pianistico di Katia & Marielle Labèque\, Viktoria Mullova\, Giovanni Sollima\, Barbara Hannigan.\nNel mondo del rock ha invece collaborato con Mike Patton\, Stephen O’ Malley (Sunn O)))\,Thurston Moore\, Jim O’ Rourke (Sonic Youth)\, FM Einheit (Einsturzende Neubauten)\, Damo Suzuki (CAN) \, Mick Harris (Napalm Death\, Scorn)\, Dälek\, Gordon Sharp (Cindytalk)\, e molti altri.\nHa inoltre collaborato con gli Ulver\, Peter Brotzmann\, Toshinori Kondo\, David Tibet (Current 93)\, Thighpaulsandra (Coil)\, Oren Ambarchi (Sunn O)\, Daniel O’Sullivan\, Otomo Yoshihide\, Tony Buck\, Mats Gustafsson\, Brian Chippendale (Lighting Bolt). \nTatsuya Yoshida è uno dei batteristi\, compositori\, improvvisatori e polistrumentisti più innovativi della scena musicale d’avanguardia giapponese. Inizia a suonare professionalmente all’inizio degli anni ’80. Nel 1985 ha creato il suo gruppo\, Ruins\, con una strumentazione di base unica composta da batteria e basso e voce. Ruins è una musica unica ad alta energia che è una miscela di contemporanea\, hard-core e rock progressivo. Ha suonato con molti gruppi\, come Koenji Hyakkei\, Korekyojin\, Zeni Geva\, Samla Mammas Manna\, Painkiller\, Cicala Mvta\, Acid Mothers Gong\, YB02\, e ha collaborato con molti musicisti del calibro di John Zorn\, Haino Keiji\, Richard Pinhas\, Fred Frith\, Otomo Yoshihide\, Derek Bailey\, Charles Hayward.
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SUMMARY:LIGETI / PORTER / ILGENFRITZ / BITTOLO BON (USA - IT)
DESCRIPTION:Rassegna Musica Inaudita\n\nc/o Lupo 340 (mappa)\n\n\nLIGETI / PORTER / ILGENFRITZ / BITTOLO BON (USA – IT) \nLukas Ligeti – batteria\nJames Ilgenfritz – basso elettrico\nKatie Porter – clarinetto basso\nPiero Bittolo Bon – sax \nconcerto parte del progetto Impro-Ligeti sostenuto dal Ministero della Cultura.\nIn collaborazione con Lampedée APS di Brescia e da MMT Creative Lab di Milano \nAustriaco\, ma di discendenza ungherese e attualmente residente negli USA\, Lukas Ligeti porta avanti un cognome dal notevole peso nel mondo musicale: è infatti figlio di uno dei compositori più influenti del Novecento\, György Ligeti. Lukas ha comunque seguito una sua strada\, come compositore e percussionista\, affatto diversa da quella del padre: jazz e world music fanno infatti parte delle sue abitudini musicali\, anche se non trascura la composizione colta (ha ricevuto commissioni dalla London Sinfonietta\, l’Ensemble Modern\, il Kronos Quartet\, i Bang on a Can). Il quartetto che vedremo a Lupo\, con James Ilgenfritz\, Katie Porter e Piero Bittolo Bon\, incarna la vena più “folle” della nuova scena downtown newyorkese\, tra jazz rock\, punk fusion\, noise\, tessiture da musica contemporanea. \nIl batterista di questo superbo quartetto è niente meno che Lukas Ligeti\, figlio del celeberrimo compositore György Ligeti e raro caso di figlio di cotanto genitore che ha saputo seguire le orme paterne percorrendo una traiettoria del tutto personale\, senza tentativi di facili (e risibili) imitazioni. Dopo una carriera accademica (è diplomato in composizione) con tutti i crismi\, il suo interesse si è spostato nel continente africano\, dove si reca spesso per suonare con musicisti locali in Costa d’Avorio\, Egitto\, Zimbabwe e diverse altre nazioni africane. Il suo gruppo\, Burkina Electric\, fonde musica elettronica e la musica popolare Burkinabe. Trascendendo i confini di genere\, Ligeti ha sviluppato un proprio stile musicale che attinge allo sperimentalismo di New York\, alla musica classica contemporanea\, al jazz\, all’elettronica e alla world music\, in particolare quella africana. \nAssieme a lui troviamo il bassista e compositore James Ilgenfritz\, protagonista della scena sperimentale di New York\, avendo interagito con artisti visivi\, compositori\, letterati e musicisti quali Anthony Braxton\, John Zorn\, Elliott Sharp\, Anthony Coleman\, Jin Hi Kim\, Jon Rose\, Steve Swell\, Nate Wooley\, Geremia Cymerman\, e Brian Chase\, Pauline Oliveros. Per il suo debutto discografico da solista ha scelto di interpretare Compositions di Anthony Braxton\, ottenendo un successo sorprendente. \nPoi c’è Katie Porter\, clarinettista e curatrice specializzata in musica sperimentale. Appassionata di creazione di comunità musicali\, ha co-fondato il locale Listen/Space (Brooklyn) e cura le Listen/Space Commissions\, responsabili di 46 nuove opere per gruppo da camera misto. È inoltre co-direttrice del VU Symposium\, biennale di musica sperimentale\, improvvisata ed elettronica (Park City\, Utah) e sta lavorando a un gigantesco progetto pluriennale di opere sperimentali per clarinetto solo presso i Sun Tunnels di Nancy Holt\, un’opera d’arte terrestre nel remoto Utah settentrionale. Le collaborazioni attuali includono Red Desert\, un duo di clarinetto\, percussioni ed elettronica con Devin Maxwell\, A Quartet or Two Duos\, con James Ilgenfritz\, Teerapat Parnmongkol e Lucie Vítková (NYC)\, il duo Malosma con la flautista Christine Tavolacci (LA)\, Eternities con l’artista del suono Bob Bellerue (NYC) e Phase to Phase con il clarinettista basso Lucio Capece (Berlino). \nInfine Piero Bittolo Bon\, uno dei sassofonisti e compositori più attivi e richiesti sulla scena del jazz e della musica improvvisata in Italia. In realtà è un valente polistrumentista\, e oltre al suo strumento di elezione\, il sassofono contralto\, suona sax baritono\, flauti e clarinetti. Il suo talento si è nutrito di un buon numero di esperienze\, dal quintetto Bread & Fox al sestetto Jump The Shark\, fino alla TJCO\, l’orchestra residente del Jazz Club Ferrara\, che dirige insieme ad Alfonso Santimone. Oltre a un’intensa collaborazione con i gruppi dei membri del collettivo El Gallo Rojo\, del quale ha fatto parte\, è membro dell’ensemble Camera Lirica di Domenico Caliri\, dell’Open Combo di Silvia Bolognesi e collabora con diversi altri gruppi della scena italiana ed europea. La sua ricerca di nuovi suoni ottenibili dai suoi strumenti è sfociata nel progetto in solo Spelunker\, che ha portato in tour in Italia\, Europa e Stati Uniti. La sua discografia conta una cinquantina di titoli\, di cui 12 come leader o co-leader\, e tra le sue molte collaborazioni citiamo ad esempio quelle con Zeno de Rossi\, Enrico Terragnoli\, Tiziana Ghiglioni\, Tiziano Tononi\, Silvia Bolognesi\, John De Leo\, Steve Lehman\, John Tchicai e Jamaaladeen Tacuma. \n  \nIngresso libero\nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:BORGUEZ presenta La radio uabab: La città di Medina Sabah di Gianni Celati
DESCRIPTION:c/o Lupo 340 (mappa) \nUn’avventura in Africa a cura di Borguez\, Gabriele Savoja e Edoardo Orofino. \nUna puntata speciale della radio uabab dal vivo suggerita ed evocata dal racconto di Gianni Celati “La città di Medina Sabah” contenuto nel libro Narratori delle Pianure (Feltrinelli\, 1985). \nPuntata condotta da Borguez e Gabriele Savoja e con la regia audio e video di Edoardo Orofino. \nLe vicende del racconto sono il punto di partenza di un’avventura musicale e visuale ispirata dalle frequentazioni africane di Gianni Celati narrate nei volumi Avventure in Africa (Feltrinelli\, 1998)\, Fata Morgana (Feltrinelli\, 2005)\, Passar la vita a Diol Kadd (Feltrinelli\, 2011). \nL’Africa indeterminata\, immaginata e vissuta da uno dei più importanti narratori italiani del nostro tempo. \n  \ningresso libero
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SUMMARY:MOVE (PT – BR)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nYedo Gibson – sax\nFelipe Zenicola – basso elettrico\nJoão Valinho – batteria \nIl finale della prima stagione di Lupo 340 sarà di quelli memorabili ed esplosivi. Sul palco salirà infatti il trio portoghese/brasiliano Move\, il cui free jazz energico e urgente non è propenso a fare prigionieri. Felipe Zenicola al basso elettrico\, Yedo Gibson ai sassofoni e Joao Valinho alla batteria sono collaboratori di lunga data e membri di gruppi come Rodrigo Amado Refraction Quartet e Naked Wolf. I tre musicisti sono legati da un’incrollabile consapevolezza della creazione dell’altro\, dove l’attività e l’adattabilità sono ricercate\, dove la comunicazione e il rispetto sono fondamentali\, dove tutto è possibile e l’impossibile è desiderato. \nMove ha un’urgenza di movimento. Dove il cambiamento non solo è inevitabile\, ma è ardentemente desiderato. Voluto per esistere. Da un senso di interconnessione nasce un’improvvisazione diretta\, decisa e pronta all’uso. Implacabile come la foresta pluviale\, fertile come l’alluvione\, con idee che sbocciano dal dubbio. Move è il concetto e la musica del bassista Felipe Zenícola (Chinese Cookie Poets\, New Brazilian Funk)\, del sassofonista Yedo Gibson (Eke\, Naked Wolf) e del batterista João Valinho (Rodrigo Amado Refraction Quartet\, Fashion Eternal).\nCon un’eredità di intense collaborazioni tra i suoi membri\, Move nasce nel 2022\, tra Sintra e Lisbona\, dalla volontà di creare un progetto che raccogliesse le loro idee condivise\, cercando di offrire un contributo pertinente al panorama musicale creativo. Caratterizzata da una costruzione percettiva e incisiva\, la musica di Move non conosce limiti stilistici\, ricercando una dinamica unica che esplora i limiti dell’interazione e della comunicazione.\nIl loro album di debutto The City è stato pubblicato nell’aprile del 2023 dalla Clean Feed Records. \nIngresso libero\nprenotazione cena: 345 6638289
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SUMMARY:KUKANGENDAI (JP)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra – Ordinarie \nInaugurazione della 34ma stagione  \nJunya Noguchi – chitarra el.\, voce\nKeisuke Koyano – basso el.\nHideaki Yamada – batteria \nI Kūkangendai sono un trio giapponese di Kyoto composti da Junya Noguchi alla chitarra e alla voce\, Keisuke Koyano al basso e Hideaki Yamada alla batteria. I brani del combo sono realizzati attraverso un processo di editing\, repliche ed errori deliberati. L’energia dei Kukangendai è completamente ed evidentemente palpabile\, ma gestita con la moderazione del piacere di una forma disciplinata che si occupa di tempo e articolazione. Sono sì un power trio di basso\, batteria e chitarra\, ma la musica che suonano è tanto il sistema limbico di una foresta quanto un geode. \nLa musica suonata dai Kūkangendai è dunque creata sulla base della loro idea di mescolare editing\, copia\, ripetizione ed errore. Questa musica crea un senso di distorsione e pone un peso sugli esecutori\, portando ai loro caratteristici spettacoli dal vivo elementi stoici ma anche in qualche modo “umoristici”. Negli ultimi anni la band ha cercato di costruire e implementare una forma di concerto dal vivo in cui si adopera nell’esecuzione di più canzoni simultanee in parallelo\, ma dove il flusso del tempo\, nel suo complesso\, si manifesta come un singolo ritmo unificato. \nIl trio ha collaborato attivamente con diversi artisti all’avanguardia nel proprio genere\, e nell’ottobre del 2015 ha organizzato l’evento “Kūkangendai Collaborations” per presentare il culmine di queste attività. L’evento mirava a ricostruire la performance dal vivo dal punto di vista delle parole\, del suono e della tecnologia. Il gruppo è poi artefice delle musiche per l’opera teatrale Fatzer di Brecht\, messa in scena dalla compagnia teatrale Chiten di Kyoto sin dalla sua prima rappresentazione nel 2013. L’opera\, messa in scena con le loro performance dal vivo\, gode tuttora di buona fama e viene portata in tournée in tutto il mondo. \nA inquadrare meglio il fenomeno Kūkangendai\, possono risultare utili le parole di Stephen O’Malley\, con cui il trio ha recentemente collaborato: «Quando ho ascoltato per la prima volta questa band dal vivo sono stato immediatamente affascinato dal loro minimalista ma illusorio rock primitivo\, poliritmico e strutturale\, che evoca la memoria. Hanno iniziato nel 2006. Hanno lasciato Tokyo per Kyoto e qualche anno dopo hanno fondato il locale di culto Soto (“Fuori”) “per ascoltare musica che non avevano ancora sentito”\, come dicono loro. Nel 2018 hanno collaborato con Ryuichi Sakamoto. In loro c’è una profonda corrente di gusti musicali arcaici ma con il desiderio umano di articolare quell’arcaismo. Sono onorato e orgoglioso di lavorare con loro e di annoverarli tra gli amici». \n  \nIngresso € 15 \nArea Sismica è un circolo Arci. L’ingresso è riservato ai soci.\nÈ possibile tesserarsi online a questo link: https://portale.arci.it/preadesione/areasismica/ \n 
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SUMMARY:CHRIS PITSIOKOS & TEMPO REALE (USA - IT)
DESCRIPTION:Rassegna Musica Inaudita \nChris Pitsiokos – sassofono ed elettronica\nTempo Reale (Francesco Canavese\, elettronica – Giovanni Magaglio\, regia del suono) \nChris Pitsiokos è un sassofonista emergente della nuova scena improvvisativa newyorkese\, sempre in bilico tra una minuziosa ricerca timbrica e l’energia espressiva della “fire music”. In questo progetto Pitsiokos incontra l’elettronica\, sia come mezzo di autoespressione sia come relazione dialogica con gli strumenti digitali di Tempo Reale\, rappresentati qui dal performer Francesco Canavese\, già cimentatosi in passato con musicisti del calibro di Uri Caine\, Jim Black e David Moss. Ne esce una performance imprevedibile e coinvolgente in cui l’elettronica non attua un ruolo secondario\, ma si pone come elemento strutturale in grado di guidare l’improvvisazione rinnovandola costantemente. \nChris Pitsiokos\nNato in America nel 1990 è un improvvisatore\, compositore e poli-strumentista dedito ai linguaggi del jazz\, free jazz\, improvvisazione libera ma anche della musica contemporanea. Oltre che con le sue be note esibizioni in solo\, collabora regolarmente con musicisti come Otomo Yoshihide\, Weasel Walter\, Nate Wooley\, Wendy Eisenberg ed è regolarmente invitato nei principali contesti concertistici in tutto il mondo.  \nTempo Reale \nFondato a Firenze da Luciano Berio nel 1987\, Tempo Reale è oggi un punto di riferimento per la ricerca\, la produzione e la formazione nel campo delle nuove tecnologie musicali. Dalla sua costituzione il Centro è stato impegnato nella realizzazione delle opere di Berio\, opere che lo hanno portato a lavorare nei più prestigiosi contesti concertistici di tutto il mondo. Lo sviluppo di criteri di qualità e creatività derivati da queste esperienze si è riverberato nel lavoro condotto continuativamente tanto con compositori e artisti affermati quanto con giovani musicisti emergenti. Da oltre quindici anni ha sviluppato un interesse strutturale per il campo dell’improvvisazione elettroacustica\, sia sul piano musicale che tecnologico\, collaborando con performer di rilievo come David Moss\, Uri Caine\, Jim Black\, Stefano Bollani e numerosi altri. \nIngresso € 15 \nArea Sismica è un circolo Arci. L’ingresso è riservato ai soci.\nÈ possibile tesserarsi online a questo link: https://portale.arci.it/preadesione/areasismica/
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SUMMARY:SWIPE TRIO (GB - JP)
DESCRIPTION:Rassegna Musiche Extra-Ordinarie \nKazuhisa Uchihashi: chitarra elettrica e daxofono\nChris Biscoe: sax alto e soprano\, clarinetto\nRoger Turner: batteria\, percussioni \nQuello che arriva ad Area Sismica è un trio speciale con Roger Turner e Kazuhisa Uchihashi\, due delle figure di spicco della scena musicale improvvisata londinese (che si esibiscono insieme da quasi 20 anni)\, e il caro amico di Roger\, Chris Biscoe. Sarà una performance super eccitante con tre molecole di tre vettori diversi che si intrecciano squisitamente. Un suono speciale che fuoriesce dalla categoria del free jazz.  \nLa musica del Swipe Trio è sinuosa\, eccitante e non facilmente prevedibile. L’azione è prevalentemente veloce\, ma non necessariamente rumorosa. Si può parlare di improvvisazione melodica che incontra il caos incombente\, ma questa musica può anche entrare nello spazio e respirare. Forse gran parte del vantaggio della band deriva dall’unione tra Chris Biscoe – sassofonista jazz melodico tecnicamente eccezionale – che suona con due musicisti anch’essi tecnicamente impeccabili\, ma che creano complessità testuali dirette. \nChitarrista giapponese all’avanguardia\, Kazuhisa Uchihashi è coinvolto in un’ampia varietà di musiche\, ma mantiene un impegno per la libera improvvisazione. Nato nel 1959 a Osaka\, Uchihashi ha iniziato a suonare la chitarra all’età di 12 anni\, militando in vari gruppi rock\, ma in seguito ha studiato musica jazz. Nel 1988 si è unito alla band First Edition e nel 1990 ha formato il gruppo Altered States. È stato anche membro dei Ground Zero di Otomo Yoshihide dal 1994 al 1997. Oltre al suo ruolo di improvvisatore libero\, Uchihashi è stato direttore musicale del gruppo teatrale Ishinha di Osaka e ha tenuto laboratori di improvvisazione (un progetto noto come New Music Action) in varie città del Giappone\, oltre che a Londra\, Oslo e attualmente anche a Vienna. Uchihashi ha fondato la sua etichetta discografica\, Innocent Records a.k.a. Zenbei Records\, e dal 1996 tiene un festival musicale annuale\, il Festival BEYOND INNOCENCE. \nNel corso dei decenni Roger Turner ha portato la rinomata potenza vulcanica e la precisione finemente affinata del suo lavoro alla batteria in ensemble che spesso hanno creato connessioni reali con musicisti di entrambe le sponde dell’Atlantico. Inoltre\, ha lavorato a lungo nel microscopico laboratorio del duo acustico\, dove ha acquisito un senso altamente sviluppato del dettaglio e del controllo dinamico. Fa parte di quel ristretto gruppo di musicisti di livello mondiale che hanno ridefinito collettivamente il linguaggio delle percussioni contemporanee. Nelle mani di Turner\, minuscole inflessioni di tensione possono plasmare la direzione musicale del gruppo e galvanizzare un nuovo livello di esperienza del pubblico. \nCresciuto in un’epoca in cui il jazz era in un periodo di fermento e cambiamento\, Chris Biscoe è uno degli esecutori che creano un ponte tra il mondo del jazz\, del free jazz e della musica improvvisata con musicisti di entrambe le sponde dell’Atlantico. Raro trovare musicisti in grado di gestire uno spettro professionale così intenso\, ha registrato con compositori di primo piano come George Russell\, Mike Westbrook e Chris McGregor\, e ha esplorato le composizioni di Eric Dolphy e Charles Mingus\, pubblicando CD della loro musica con Tony Kofi e Henry Lowther. È stato inoltre in tournée con David Murray\, Hermeto Pascoal\, Kenny Wheeler\, Han Bennink e la New York Composers Orchestra\, mentre il suo lavoro in piccoli gruppi ha visto collaborazioni con Dewey Redman\, Pierre Favre\, Liam Noble e Dominique Pifarely. Al di fuori dell’ambito delle composizioni strutturate\, ha lavorato con gruppi di lunga durata come Full Monte (con Godding\, Mattos e Marsh) e in combinazioni ad hoc con Evan Parker\, Eddie Prevost\, John Edwards\, Ingrid Laubrock\, Elton Dean e Lol Coxhill. \nIngresso € 15 \nArea Sismica è un circolo Arci. L’ingresso è riservato ai soci.\nÈ possibile tesserarsi online a questo link: https://portale.arci.it/preadesione/areasismica/ \n 
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SUMMARY:Forlì Open Music '23 - Fabrizio Ottaviucci
DESCRIPTION:Si parte venerdì 3 novembre\, alle 9.30\, presso la Sala Sangiorgi dell’Istituto Masini di Forlì con la conversazione concerto di Fabrizio Ottaviucci su György Ligeti (1923 – 2006)\, un grande compositore d’avanguardia\, impegnato nelle correnti principali della musica del secondo Novecento e\, al contempo\, libero dalle stesse. A entrare nel pensiero e nella musica dell’artista ungherese naturalizzato austriaco\, Fabrizio Ottaviucci\, tra i massimi protagonisti della musica contemporanea\, noto per le sue prestigiose e durature collaborazioni con maestri del calibro di Markus Stockhausen e Stefano Scodanibbio\, e per le sue interpretazioni di Stockhausen\, Cage\, Riley e Scelsi con cui collaborò direttamente. Pianista eclettico\, Ottaviucci unisce alla prassi interpretativa quella compositiva\, spostandosi dalla musica minimalista a quella seriale\, dodecafonica e aleatoria. 
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